Microbiota intestinale e invecchiamento: il vero inizio dell’età biologica

Nel mondo della medicina preventiva, si parla sempre più spesso di età biologica, un concetto che va oltre l’età anagrafica e che ci permette di valutare quanto il nostro organismo stia realmente invecchiando: se fino a qualche anno fa si guardava solo ai geni, oggi sappiamo che uno degli attori principali di questo processo è l’intestino, o meglio, il microbiota intestinale.

Una delle scoperte più interessanti degli ultimi anni riguarda proprio il legame tra composizione batterica intestinale e velocità dell’invecchiamento: in particolare, alcune alterazioni del microbiota sembrano precedere di anni i primi segni clinici dell’invecchiamento cellulare; questo significa che il decadimento non inizia quando compaiono i sintomi, ma molto prima, a livello molecolare e metabolico, ed è proprio qui che possiamo, e dobbiamo fare la differenza.

Uno studio pubblicato su Nature Metabolism ha dimostrato che una ridotta diversità batterica, associata a un aumento di specie pro-infiammatorie, è correlata a un’accelerazione del processo di senescenza cellulare. I ricercatori hanno osservato che alcune alterazioni del microbiota favoriscono la produzione di metaboliti infiammatori, che a loro volta incidono sull’invecchiamento del sistema immunitario, sul peggioramento della sensibilità insulinica e sulla perdita di funzionalità mitocondriale, tutti aspetti che precedono, e in parte spiegano, l’insorgenza di patologie croniche legate all’età.

Parallelamente, uno studio del 2021 pubblicato su Cell Reports ha evidenziato come alcune specie batteriche intestinali siano in grado di produrre composti chiave per la longevità, come gli acidi grassi a catena corta (SCFA), in particolare il butirrato. Questi metaboliti regolano l’infiammazione sistemica, proteggono la barriera intestinale e supportano l’omeostasi energetica, agendo come veri e propri messaggeri antinvecchiamento. In soggetti longevi in buona salute, queste specie risultano abbondanti, mentre nei soggetti fragili si osserva una loro drastica riduzione.

Il quadro che emerge è chiaro: il microbiota è un attore chiave dell’invecchiamento e le alterazioni nella sua composizione possono anticipare e innescare processi degenerativi, mentre un microbiota equilibrato è in grado di rallentare il decadimento, mantenendo attivi i sistemi di riparazione e difesa dell’organismo.

In quest’ottica, l’alimentazione rappresenta uno degli strumenti più efficaci per intervenire: una dieta ricca di fibre vegetali, legumi, verdure, frutta di stagione e cereali integrali nutre le specie batteriche benefiche e favorisce la produzione di SCFA. Altrettanto importante è l’apporto di polifenoli, presenti in alimenti come frutti di bosco, tè verde, olio extravergine di oliva, spezie ed erbe aromatiche: queste molecole bioattive, infatti, hanno mostrato la capacità di modulare positivamente la composizione del microbiota, riducendo al contempo lo stato infiammatorio sistemico.

In alcuni casi, soprattutto in presenza di disbiosi o in soggetti con fattori di rischio metabolico e infiammatorio, può essere utile integrare con specifici ceppi batterici (probiotici mirati) e prebiotici selettivi, ma anche con nutraceutici che stimolano la funzione mitocondriale e la longevità cellulare, come il resveratrolo, il coenzima Q10 o la vitamina K2, sempre nell’ambito di un percorso studiato dal proprio nutrizionista di fiducia.

All’interno del Metodo Colombo, l’analisi del microbiota intestinale è uno degli strumenti centrali nella valutazione dell’età biologica: lo utilizziamo per identificare eventuali squilibri, ma soprattutto per orientare un piano nutrizionale e di supplementazione altamente personalizzato, con l’obiettivo di intervenire precocemente sui meccanismi dell’invecchiamento. Ogni organismo ha una propria traccia metabolica e studiarla a fondo ci permette di capire cosa sta rallentando o accelerando i processi di invecchiamento, per poi costruire un percorso su misura, costruito con l’obiettivo di preservare le funzionalità dell’organismo nel tempo, rallentando la perdita di efficienza biologica e migliorando la qualità della vita.

Il vantaggio di agire in ottica preventiva, prima ancora che compaiano sintomi o marcatori clinici evidenti, è proprio questo: poter intervenire quando il corpo è ancora in grado di rispondere positivamente agli stimoli. L’intestino, in questo senso, rappresenta un punto di partenza straordinario per ritrovare vitalità, lucidità e resistenza, anche con il passare degli anni.

Iniziare a prendersi cura del proprio microbiota è, quindi, un ottimo modo per costruire un futuro più sano. Per questo, se desideri impostare un percorso personalizzato per rallentare i processi legati all’invecchiamento e ritrovare il giusto benessere, ti invito a prenotare una prima consulenza con me in Studio oppure online: ricevo a Lugano, Pontresina e Zurigo.

È il momento giusto per iniziare a cambiare le cose partendo dall’interno, perché anche l’età, in fondo, può essere riscritta con i giusti strumenti.

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