Come capire se il nostro corpo sta invecchiando bene?

Quando si parla di longevità, il primo pensiero va inevitabilmente all’età anagrafica… ma la vera domanda che dovremmo farci è un’altra: come sta davvero invecchiando il nostro corpo?

Dovete infatti sapere che non è l’anno di nascita a dirci quanto siamo vitali o resistenti, ma una serie di segnali biologici più profondi che possono anticipare la condizione della nostra salute futura. Negli ultimi anni, la ricerca ha fatto enormi passi avanti nel misurare l’età biologica (quella che riflette lo stato reale dei nostri tessuti, della nostra energia, delle nostre riserve funzionali) e lo ha fatto attraverso strumenti innovativi che permettono di andare in profondità come test epigenetici, analisi del bilancio redox e parametri intestinali che si stanno rivelando dei veri e propri predittori affidabili dello stato di invecchiamento individuale.

L’età epigenetica, per esempio, si basa sull’analisi delle modificazioni chimiche che avvengono nel DNA, come la metilazione: segni che non modificano la sequenza genetica, ma ne alterano l’espressione, e sono influenzati da fattori ambientali, alimentari e emotivi.

Uno studio pubblicato su JAMA Network ha mostrato che donne con un’età epigenetica accelerata avevano una probabilità significativamente più bassa di raggiungere i 90 anni in buona salute, cioè con capacità cognitive e mobilità conservate: questo ci fa capire quanto il nostro stile di vita possa pesare sull’orologio biologico.

A differenza dell’età cronologica, che avanza inesorabilmente, l’età epigenetica può essere modificata, rallentata, talvolta anche parzialmente invertita, ma solo con la giusta consapevolezza e con interventi mirati.

Accanto a questo, c’è un altro indicatore spesso trascurato: il bilancio redox, ovvero l’equilibrio tra molecole ossidanti, come i radicali liberi, e le difese antiossidanti dell’organismo.

Quando questo equilibrio si rompe, il danno ossidativo accelera i processi degenerativi, coinvolge i mitocondri e attiva un’infiammazione cronica di basso grado che favorisce l’invecchiamento precoce, una condizione subdola e silenziosa. La ricerca ha inoltre dimostrato che il bilancio redox non influisce solo a livello sistemico: anche l’ambiente intestinale ne è fortemente influenzato. A tal proposito, uno studio pubblicato su Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology ha proprio evidenziato come il microbiota intestinale, in un contesto di stress ossidativo persistente, vada incontro a un impoverimento delle specie benefiche, con ripercussioni sull’intero sistema immunitario e sul metabolismo.

Proprio l’intestino sta diventando sempre più protagonista, con il progredire della ricerca, nel determinare la qualità del nostro invecchiamento. La diversità e l’equilibrio delle sue popolazioni batteriche (microbiota) sono, infatti, indicatori sempre più affidabili dello stato di salute biologica: quando il microbiota è ricco e stabile, favorisce la produzione di sostanze protettive come gli acidi grassi a catena corta, migliora la risposta infiammatoria e contribuisce alla sintesi di vitamine e neurotrasmettitori. Quando invece è alterato (quindi in uno stato disbiotico) compaiono segnali tipici che spesso vengono sottovalutati o confusi con altro: gonfiore, affaticamento, instabilità dell’umore e calo della concentrazione.

A questo punto diventa naturale chiedersi: come possiamo intervenire?

La prima risposta, come spesso accade, è l’alimentazione. La scelta degli alimenti incide in modo diretto e misurabile sull’età biologica: un’alimentazione ricca di vegetali, fibre, alimenti freschi e non processati è in grado di modulare positivamente l’epigenoma, sostenere il microbiota e migliorare il bilancio redox.

In uno studio recente, condotto su adulti statunitensi, un indice alimentare costruito per misurare la capacità della dieta di sostenere il microbiota (DI-GM) si è rivelato associato a un invecchiamento biologico più lento: questo significa che ciò che mettiamo ogni giorno nel piatto dialoga costantemente con i nostri geni, con i nostri mitocondri e con i nostri batteri intestinali, influenzandone il comportamento.

Anche la supplementazione, se ben calibrata e personalizzata, può dare un supporto concreto.

Alcuni nutrienti sono particolarmente interessanti nel contesto della longevità: gli omega-3, ad esempio, contribuiscono alla stabilità delle membrane cellulari e hanno un effetto antinfiammatorio ben documentato; il coenzima Q10 sostiene la funzione mitocondriale e protegge dal danno ossidativo, mentre i polifenoli, contenuti in alimenti come il tè verde, la curcuma e i frutti di bosco, agiscono su più livelli: come antiossidanti, come modulatori epigenetici e come agenti protettivi nei confronti della flora intestinale.

Ricordiamoci sempre che l’integrazione non funziona in modo isolato: va inserita in un contesto più ampio, che includa una valutazione individuale, un’alimentazione corretta, un buon ritmo sonno-veglia, e una gestione dello stress efficace.

Nel Metodo Colombo, tutto questo trova spazio in un percorso preciso, strutturato e completamente su misura dove ogni persona viene valutata nella sua complessità: analizzando elementi come marcatori metabolici, stato redox, qualità del sonno, funzionalità intestinale, e, quando necessario, anche l’analisi epigenetica per comprendere il ritmo di invecchiamento cellulare.

Questo ci permetterà di conoscere l’età biologica, così da capire in quale punto del percorso di vita ci troviamo, per costruire una strategia sostenibile, passo dopo passo, finalizzata a rallentare il nostro invecchiamento.

Se senti che il tuo corpo ha bisogno di una lettura più profonda, se vuoi scoprire come sta davvero invecchiando il tuo organismo e intervenire in modo efficace, ti invito a riservare un primo consulto con me: ricevo nei miei studi di Lugano, Zurigo e Pontresina, oppure online se può esserti più comodo.

Iniziare oggi può fare una grande differenza per il tuo domani!

RICHIEDI UN COLLOQUIO PRELIMINARE
 
Iscriviti alla newsletter