03 Apr Cellule zombie: il peso che accelera l’invecchiamento dopo i 50 anni
Le nostre cellule durante il loro ciclo vitale si dividono, svolgono le loro funzioni e quando accumulano troppi danni vengono eliminate attraverso l’apoptosi, una sorta di autodistruzione programmata che mantiene i tessuti puliti e funzionali.
Con il passare degli anni, però, un numero crescente di cellule danneggiate smette di funzionare correttamente ma rifiuta di entrare in apoptosi, restando lì, consumando risorse e rilasciando in modo continuativo una serie di molecole infiammatorie conosciute come SASP (Senescence-Associated Secretory Phenotype), che comprendono citochine come IL-6 e IL-8, metalloproteasi e fattori di crescita capaci di alterare il comportamento delle cellule sane circostanti.
Queste cellule vengono chiamate cellule senescenti, o più efficacemente “cellule zombie”, e il loro accumulo dopo i 50 anni rappresenta uno dei motori principali di quell’infiammazione cronica di basso grado che oggi la ricerca considera alla base della maggior parte delle patologie degenerative legate all’età.
Il problema è che questo accumulo avviene in modo completamente silenzioso, senza sintomi evidenti, e le conseguenze si distribuiscono su più fronti contemporaneamente: deterioramento cardiovascolare, perdita progressiva di massa muscolare, declino delle funzioni cognitive, progressione della steatosi epatica e peggioramento della sensibilità insulinica.
Quando i segnali clinici diventano visibili, il processo è già in fase avanzata da anni e ci troviamo a dover rincorrere problemi che avremmo potuto gestire con largo anticipo.
Uno studio pubblicato su Nature Medicine nel 2018, eseguito dalla Mayo Clinic ha dimostrato come la rimozione selettiva delle cellule senescenti in modelli animali anziani abbia portato a un miglioramento misurabile della funzione fisica, un’estensione della durata della vita in salute e una riduzione significativa dei marcatori infiammatori sistemici, confermando che l’accumulo di queste cellule è un fattore causale dell’invecchiamento e delle sue conseguenze, e che intervenire su questo fronte produce risultati concreti.
La buona notizia è che la ricerca ha identificato una classe di composti, chiamati senolitici, capaci di indurre selettivamente la morte delle cellule senescenti risparmiando quelle sane, e alcuni di questi si trovano naturalmente negli alimenti che possiamo portare in tavola ogni giorno.
La quercetina, presente in cipolle, mele, capperi e frutti di bosco, è uno dei senolitici naturali più studiati e agisce sinergicamente con la fisetina, un flavonoide particolarmente concentrato nelle fragole.
A questo proposito, uno studio pubblicato su EBioMedicine nel 2018 ha evidenziato come la fisetina sia in grado di ridurre il carico di cellule senescenti nei tessuti e di migliorare la funzionalità degli organi in modelli di invecchiamento, rendendola uno dei candidati più promettenti in ambito nutrizionale.
Anche l’epigallocatechina gallato del tè verde e il sulforafano delle crucifere mostrano proprietà capaci di modulare i meccanismi di senescenza cellulare, il che significa che una dieta costruita con consapevolezza e con le giuste combinazioni alimentari può diventare uno strumento concreto e quotidiano per contrastare questo processo.
Sul piano pratico, la strategia passa da un’elevata presenza quotidiana di vegetali ricchi in polifenoli e flavonoidi, con particolare attenzione a crucifere, frutti di bosco, cipolle rosse, capperi e tè verde e da una restrizione calorica moderata (le finestre di digiuno contribuiscono anch’esse a ridurre l’accumulo di cellule senescenti perché stimolano i meccanismi di autofagia): per questo, il digiuno intermittente (su indicazione del proprio nutrizionista di fiducia), diventa un alleato prezioso perché permette alle cellule di dedicarsi alla manutenzione interna invece di restare impegnate nella gestione continua dei nutrienti in arrivo.
Per quanto riguarda la supplementazione, quercetina e fisetina rappresentano oggi le opzioni con il maggior supporto scientifico, e in alcuni casi può essere utile integrarle in protocolli ciclici mirati, sempre sotto la guida di un professionista che ne calibri dosi e tempistiche in base al profilo individuale del cliente e ai risultati delle analisi.
Nel Metodo Colombo affrontiamo l’invecchiamento cellulare come parte integrante del percorso nutrizionale, perché rallentare l’accumulo di cellule senescenti significa lavorare alla radice di quell’infiammazione cronica che alimenta la maggior parte delle patologie che associamo all’età.
Attraverso i profili epigenetici, le analisi dei marcatori infiammatori e un piano alimentare costruito su misura, siamo in grado di intervenire in modo preciso e personalizzato su questi meccanismi, dando al corpo gli strumenti per invecchiare meglio e più lentamente.
Se sentite che il vostro corpo risponde meno di prima, che il recupero è più lento e che la stanchezza si è ormai cronicizzata, potrebbe essere il momento di guardare più in profondità e capire cosa sta succedendo realmente a livello cellulare.
Vi aspetto per un primo consulto in uno dei miei Studi a Pontresina, Lugano e Zurigo oppure online: insieme lavoreremo per costruire un percorso realmente preventivo, basato su analisi concrete e su un piano nutrizionale pensato per le vostre esigenze specifiche.
Ricordate sempre, la prevenzione più efficace è quella che inizia prima che il corpo ci mandi segnali d’allarme.