05 Giu La protein leverage hypothesis: perché mangiamo troppo quando mangiamo poche proteine?
Esiste una domanda che chiunque si sia interessato di alimentazione si è posto almeno una volta: perché mangiamo più del necessario?
Esiste una domanda che chiunque si sia interessato di alimentazione si è posto almeno una volta: perché mangiamo più del necessario?
Quando arriva il caldo intenso pensiamo alla stanchezza, alla disidratazione, al bisogno di bere di più e muoverci di meno, ma quello che quasi nessuno sa è che il caldo agisce direttamente sull'intestino, e lo fa con conseguenze profonde sulla nostra salute sistemica.
Siamo abituati, da sempre, a misurare l'età con il calendario, un numero che cresce di un'unità ogni anno ma che ci dice poco su come stia realmente invecchiando il nostro organismo.
Siamo abituati a pensare che i batteri nel nostro intestino rispondano a quello che mangiamo, semplicemente crescendo o diminuendo di numero, un po' come ospiti che vanno e vengono a seconda del menu che offriamo.
Esiste una proteina nel nostro corpo di cui si parla ancora pochissimo fuori dagli ambienti di ricerca, eppure la comunità scientifica la considera oggi una delle molecole più promettenti nello studio dell'invecchiamento e della longevità.
Le nostre cellule durante il loro ciclo vitale si dividono, svolgono le loro funzioni e quando accumulano troppi danni vengono eliminate attraverso l'apoptosi, una sorta di autodistruzione programmata che mantiene i tessuti puliti e funzionali. Con il passare degli anni, però, un numero crescente di cellule...
Il fegato grasso non alcolico, tecnicamente definito steatosi epatica non alcolica o NAFLD, colpisce ormai circa il 25-30% della popolazione adulta nei paesi occidentali, rappresentando una vera e propria epidemia silenziosa;
Ogni volta che si parla di glutine, ce ne disinteressiamo pensando sia un argomento correlato solo alla celiachia, ovvero una patologia autoimmune che colpisce circa l’1% della popolazione e richiede l’eliminazione totale e permanente di questa proteina dalla dieta.
Mi capita frequentemente di avere clienti che lamentano sintomi comuni come gonfiore addominale dopo i pasti, stanchezza cronica o difficoltà digestive che non rispondono alle terapie classiche.
Quando pensiamo agli esami del sangue per valutare il rischio cardiovascolare, la maggior parte delle persone si limita a controllare colesterolo totale, glicemia e poco altro, tutti parametri di base che forniscono sì un'indicazione generale dello stato metabolico, ma restano insufficienti per identificare rischi reali che potrebbero manifestarsi anni o addirittura decenni prima che compaiano sintomi evidenti.