L’osteoporosi ha una firma batterica precisa.

Quando pensiamo alla salute delle nostre ossa, la mente corre quasi automaticamente al calcio, alla vitamina D, all’attività fisica di carico, mentre raramente pensiamo all’intestino… eppure, la ricerca degli ultimi anni sta rivelando un collegamento diretto e misurabile tra il nostro microbiota e la densità minerale ossea, un legame che apre una prospettiva completamente nuova sulla prevenzione dell’osteoporosi, condizione che colpisce una donna su tre e un uomo su cinque sopra i 50 anni.

Il punto è che la perdita di massa ossea che segue la menopausa, stimata tra il 2% e il 2,5% annuo nei primi cinque anni successivi al calo estrogenico, dipende anche da come il nostro intestino comunica con lo scheletro attraverso mediatori infiammatori e metabolici che oggi possiamo studiare con precisione.

Il primo studio che ha aperto questa strada è stato condotto in Svezia ed è stato pubblicato sul Journal of Internal Medicine nel 2018, nell’ambito del trial ELBOW, acronimo di Effects of Lactobacillus reuteri on Bone in Older Women; i ricercatori hanno somministrato per dodici mesi il ceppo specifico Lactobacillus reuteri ATCC PTA 6475 a un gruppo di donne anziane con bassa densità minerale ossea, confrontandole con un gruppo placebo. Il meccanismo alla base dell’intervento è legato alle proprietà antinfiammatorie di questo ceppo batterico: l’infiammazione cronica di basso grado accelera l’osteoclastogenesi, cioè la formazione e l’attivazione degli osteoclasti, le cellule responsabili del riassorbimento osseo, per questo modulare questa infiammazione attraverso il microbiota significa intervenire direttamente su uno dei meccanismi che accelerano la perdita di massa ossea nella fase post menopausale.

Un secondo studio, questa volta pubblicato su The Lancet Rheumatology, ha ampliato la prospettiva utilizzando una combinazione di tre ceppi diversi di Lactobacillus somministrati a 249 donne in postmenopausa per dodici mesi, con l’obiettivo primario di misurare la variazione della densità minerale ossea a livello della colonna lombare.

I risultati hanno mostrato una riduzione significativa della perdita ossea nel gruppo trattato rispetto al placebo, confermando che agire sul microbiota intestinale può tradursi in un beneficio scheletrico misurabile attraverso la densitometria.

È importante sottolineare che la ricerca in questo campo è ancora in evoluzione, con alcuni trial successivi che non hanno replicato risultati altrettanto netti, il che ci ricorda quanto la risposta a questi interventi possa dipendere dal ceppo batterico specifico utilizzato, dal dosaggio e dalle caratteristiche individuali di ciascuna persona.

Quello che emerge con chiarezza, però, è che il microbiota rappresenta un tassello reale nella fisiologia ossea e che la disbiosi potrebbe costituire un fattore di rischio per la fragilità scheletrica ben prima che la densitometria mostri un’alterazione conclamata.

Sul piano nutrizionale, sostenere contemporaneamente la salute del microbiota e quella ossea significa lavorare su più fronti in modo coordinato: le fibre fermentabili di legumi, avena, topinambur, aglio e cipolle alimentano i batteri produttori di acidi grassi a catena corta, che modulano l’infiammazione sistemica e supportano indirettamente la salute scheletrica. Il calcio da latticini fermentati come yogurt e kefir, da verdure a foglia resta imprescindibile, così come la vitamina K2, presente in formaggi stagionati e alimenti fermentati, che indirizza il calcio verso le ossa anziché verso i tessuti molli.

La vitamina D merita un’attenzione particolare, perché oltre al suo ruolo diretto sull’assorbimento del calcio intestinale, influenza anche la composizione del microbiota. Per quanto riguarda la supplementazione, i probiotici a base di ceppi specifici come il Lactobacillus reuteri o combinazioni multi-ceppo studiate in ambito osseo possono rappresentare un supporto mirato, sempre all’interno di un quadro nutrizionale personalizzato che tenga conto del profilo infiammatorio e ormonale della persona.

Nel Metodo Colombo la salute scheletrica viene affrontata considerando l’intero quadro fisiologico della persona, dal profilo infiammatorio allo stato del microbiota fino all’equilibrio ormonale, perché la prevenzione dell’osteoporosi funziona meglio quando iniziamo a intervenire prima che si riveli un problema già in corso.

Se avete superato i 50 anni, se siete in menopausa o vi state avvicinando a questa fase della vita, potrebbe essere il momento giusto per valutare il vostro stato infiammatorio e intestinale: per questo vi aspetto per un consulto nei miei studi di Pontresina, Lugano e Zurigo oppure online.

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