30 Lug Il sistema immunitario invecchia più in fretta di noi.
Con l’avanzare dell’età, il nostro sistema immunitario inizia a rallentare e cambia la sua natura in un modo che raramente viene spiegato con chiarezza.
Da un lato perde progressivamente efficienza (un processo chiamato immunosenescenza: le cellule dendritiche riducono la loro capacità di riconoscere gli agenti patogeni, il timo si atrofizza producendo sempre meno nuovi linfociti T, e la risposta agli agenti esterni diventa più lenta e meno precisa), dall’altro lato, contemporaneamente, si sviluppa uno stato di infiammazione cronica di basso grado noto come inflammaging, alimentato da macrofagi che con l’età tendono a polarizzarsi verso un fenotipo pro-infiammatorio, rilasciando in modo costante citochine come interleuchina-6, TNF-alfa e interleuchina-1 beta.
Il risultato di questa combinazione è un sistema immunitario che protegge di meno e infiamma di più, rendendo le persone anziane più vulnerabili alle infezioni comuni, meno reattive ai farmaci e più esposte a un’ampia gamma di condizioni croniche legate all’infiammazione sistemica.
Una revisione pubblicata quest’anno ha proprio analizzato in profondità il legame tra invecchiamento immunitario, microbiota intestinale e alimentazione, mettendo in evidenza un dato particolarmente utile sul piano pratico: una dieta ricca di grassi peggiora significativamente il quadro infiammatorio e altera negativamente la composizione del microbiota, rendendo ancora più urgente per la popolazione anziana ridurre l’apporto lipidico complessivo.
Al contrario, un apporto proteico moderato, compreso tra 1 e 1,2 grammi per chilo di peso corporeo, combinato con un esercizio fisico di resistenza, riduce l’infiammazione sistemica in modo misurabile, mentre un eccesso di proteine associato a un basso apporto di carboidrati può paradossalmente aumentare alcuni marcatori infiammatori come il TMAO e favorire l’immunosoppressione.
Quello che emerge da questa ricerca è molto chiaro: nell’immunosenescenza conta moltissimo l’equilibrio complessivo tra i macronutrienti, con una particolare attenzione alla fibra alimentare, che stimola la produzione di acidi grassi a catena corta capaci di sostenere direttamente la funzione delle cellule immunitarie e di mantenere l’integrità della barriera intestinale.
Un secondo filone di ricerca, pubblicato quest’anno su Frontiers in Nutrition, ha esplorato un approccio complementare: il digiuno intermittente come strategia per rallentare l’invecchiamento immunitario. Gli studi preclinici su soggetti umani analizzati in questa revisione hanno mostrato che un digiuno intermittente controllato può ridurre la produzione di citochine pro-infiammatorie, potenziare l’autofagia (il processo di riciclo cellulare che elimina componenti danneggiate), e migliorare la funzionalità delle cellule immunitarie, con effetti positivi documentati anche sulla neuroinfiammazione e sulla fragilità nella popolazione di mezza età e anziana.
Sul piano pratico, la strategia alimentare che emerge da queste evidenze è chiara: occorre ridurre l’apporto complessivo di grassi, in particolare quelli saturi e industriali, mantenendo al contempo un buon apporto di Omega-3, che agiscono in senso opposto rispetto ai grassi infiammatori.
Dobbiamo, poi, calibrare l’apporto proteico sulla soglia di 1-1,2 grammi per chilo di peso corporeo, distribuendolo nell’arco della giornata e abbinandolo a un’attività fisica di resistenza, per sostenere la massa muscolare senza sovraccaricare il metabolismo infiammatorio.
Le fibre fermentabili di legumi, avena, verdure crucifere e cereali integrali alimentano i batteri produttori di acidi grassi a catena corta, sostenendo contemporaneamente il microbiota e la funzione immunitaria, mentre per quanto riguarda la supplementazione, la vitamina D3 svolge un ruolo diretto nella regolazione della risposta immunitaria e nella modulazione dell’infiammazione, gli omega-3 in forma di EPA e DHA contribuiscono a bilanciare il profilo lipidico complessivo e il butirrato in forma microincapsulata può rappresentare un supporto mirato per la barriera intestinale quando la produzione endogena risulta insufficiente.
Nel Metodo Colombo la prevenzione dell’immunosenescenza rappresenta un elemento centrale nei percorsi dedicati agli over 50, perché sappiamo quanto intervenire sull’equilibrio tra macronutrienti, sulla qualità dei grassi e sulla salute del microbiota significhi lavorare direttamente, in ottica preventiva, su tutti quei meccanismi che regolano sia la funzione immunitaria sia l’infiammazione cronica.
Attraverso l’analisi del profilo infiammatorio e della composizione corporea, possiamo costruire piani nutrizionali personalizzati che sostengono un sistema immunitario più reattivo ed efficiente, proprio negli anni in cui questa protezione diventa più preziosa.
Se avete notato che vi ammalate più frequentemente, che il recupero dalle infezioni richiede più tempo del solito, o semplicemente volete affrontare l’invecchiamento con un sistema immunitario più forte, vi aspetto per un consulto nei miei studi di Pontresina, Lugano e Zurigo oppure online. Riservare è semplicissimo, vi basterà cliccare sul pulsante verde qui sotto.
Ricordate: prendersi cura delle proprie difese oggi, significa proteggersi domani.
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