Il microbiota anticipa il Parkinson prima di ogni sintomo

Quando sentiamo parlare di Parkinson, l’immagine che ci viene in mente è quella del tremore, della rigidità muscolare, della lentezza nei movimenti… del resto sono questi i segni che permettono la diagnosi clinica; eppure la ricerca degli ultimi anni sta dimostrando qualcosa di sorprendente: la malattia potrebbe iniziare a scriversi nel nostro corpo molto prima, e potrebbe farlo partendo dall’intestino.

Uno studio pubblicato su Nature Medicine nell’aprile 2026, guidato da un team dell’University College London (UCL) in collaborazione con l’istituto francese INRAE, ha analizzato dati clinici e campioni fecali di persone con Parkinson, portatori sani della variante genetica GBA1 (che aumenta il rischio di sviluppare la malattia fino a trenta volte), e  partecipanti sani come gruppo di controllo.

I ricercatori hanno scoperto che oltre un quarto delle specie microbiche che compongono il nostro microbiota intestinale, circa 176 specie diverse, presentava un’abbondanza significativamente differente tra le persone con Parkinson e i controlli sani.

Il dato più sorprendente riguarda proprio i portatori sani della variante GBA1, persone che non hanno ancora sviluppato alcun sintomo della malattia: il loro microbiota intestinale si è rivelato in una condizione intermedia tra quella dei controlli sani e quella dei pazienti con Parkinson conclamato, suggerendo che l’intestino rappresenti un vero e proprio campo di battaglia precoce per questa malattia neurodegenerativa.

I ricercatori hanno inoltre osservato che l’entità delle alterazioni del microbiota era correlata alla gravità della malattia nei pazienti già diagnosticati, e che nei portatori asintomatici della variante genetica queste alterazioni si associavano principalmente a sintomi non motori come disturbi del sonno REM, disfunzione del sistema nervoso autonomo e alterazioni cognitive, gli stessi sintomi prodromici che in alcuni pazienti possono precedere l’esordio motorio della malattia anche di diversi anni.

Questi risultati acquisiscono ancora più senso alla luce di un secondo filone di ricerca, che studia da tempo il meccanismo attraverso cui l’intestino potrebbe influenzare direttamente il cervello nel Parkinson. L’ipotesi, confermata da numerosi studi successivi, propone che l’alfa-sinucleina, la proteina che si aggrega in modo patologico nei neuroni dei pazienti con Parkinson, inizi a formarsi proprio nel sistema nervoso enterico, quello che regola la funzione intestinale, per poi risalire fino al cervello attraverso il nervo vago.

Uno studio pubblicato su Neuron ha dimostrato sperimentalmente questo percorso, iniettando alfa-sinucleina patologica nella parete intestinale di modelli murini e osservando come la proteina si propagasse progressivamente fino alla substantia nigra, l’area cerebrale che degenera nel Parkinson, seguendo esattamente il tragitto del nervo vago. Quando i ricercatori recidevano chirurgicamente questo nervo, la propagazione della patologia veniva completamente bloccata.

In questo contesto, gli acidi grassi a catena corta prodotti dalla fermentazione delle fibre alimentari nel colon assumono un ruolo protettivo documentato: riducono l’espressione anomala dell’alfa-sinucleina nei neuroni intestinali e mantengono l’integrità della barriera intestinale, limitando così uno dei meccanismi che potrebbero favorire l’avvio di questo processo patologico.

Sul piano nutrizionale, sostenere un microbiota ricco di batteri produttori di acidi grassi a catena corta ci permette di lavorare direttamente su questi meccanismi protettivi: le fibre fermentabili di legumi, avena, topinambur, aglio, cipolle e verdure crucifere rappresentano il substrato principale per questa produzione, mentre una dieta di stampo occidentale, ricca di grassi saturi e carboidrati raffinati, è stata associata a una disbiosi caratterizzata da una riduzione dei Bifidobacterium e da un aumento di Firmicutes e Proteobacteria, un pattern che favorisce l’infiammazione e potrebbe contribuire alla patologia dell’alfa-sinucleina.

I polifenoli di frutti di bosco, olio extravergine di oliva, tè verde e melagrana offrono un supporto antiossidante e antinfiammatorio complementare, mentre gli alimenti fermentati come kefir, crauti e kimchi contribuiscono a mantenere la diversità microbica.

Per quanto riguarda la supplementazione, probiotici a base di ceppi specifici e il butirrato in forma microincapsulata possono rappresentare un supporto mirato in presenza di segnali di disbiosi, sempre all’interno di una valutazione personalizzata dello stato intestinale.

Nel Metodo Colombo consideriamo la salute del microbiota come elemento centrale in ogni percorso, che sia esso rivolto alla prevenzione, al dimagrimento o al raggiungimento di uno stato di benessere, anche perché la ricerca più recente conferma con sempre maggiore chiarezza quanto l’intestino sia in grado di influenzare la nostra traiettoria di salute molto prima che la sintomatologia diventi evidente.

Attraverso l’analisi del profilo infiammatorio e dello stato del microbiota costruiamo piani nutrizionali che sostengono attivamente questi meccanismi protettivi, con particolare attenzione a chi desidera investire nella propria salute a lungo termine.

Se volete saperne di più o iniziare ad affrontare queste tematiche, vi aspetto per un consulto nei miei studi di Pontresina, Lugano e Zurigo oppure online. Riservare è semplicissimo, vi basterà cliccare sul pulsante verde qui sotto.

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