Dalla tavola alla tiroide: l’impatto della dieta moderna.

Quando si parla di tiroide e autoimmunità, si tende a immaginare un disturbo legato esclusivamente alla genetica o allo stress; in realtà, l’ambiente in cui viviamo oggi è molto diverso rispetto a quello di pochi decenni fa… e questo arriva anche sulle nostre tavole: qualità degli alimenti che si è ridotta drasticamente, presenza costante di zuccheri semplici, nonché additivi e farine raffinate che stanno modificando il modo in cui il nostro sistema immunitario si comporta.

Questo, per chi ha una predisposizione familiare a determinati disturbi, come la tiroidite di Hashimoto, può rappresentare un vero amplificatore di rischio.

Negli ultimi anni, la letteratura scientifica ha messo in luce un legame sempre più chiaro tra stile alimentare e processi autoimmuni: l’intestino, la permeabilità della sua barriera, l’equilibrio del microbiota e il bilancio ossidativo sono, infatti, tutti fattori determinanti nella modulazione della risposta immunitaria.

Gli alimenti ultra-processati ormai fanno parte della nostra alimentazione quotidiana: additivi, emulsionanti, zuccheri aggiunti e grassi ossidati sono presenti in quantità tali da riuscire ad alterare la fisiologia quotidiana del nostro intestino; tra questi troviamo i conservanti a base di fosfati, alcuni emulsionanti e l’uso massiccio di dolcificanti: tutti elementi che possono interferire con il nostro microbiota e con la permeabilità intestinale.

Quando la barriera intestinale perde la sua integrità, le molecole che dovrebbero rimanere confinate all’interno del lume iniziano a dialogare con il sistema immunitario, mandandolo in tilt.

Uno studio pubblicato su Physiological Reviews ha evidenziato come la zonulina sia uno dei principali regolatori della permeabilità intestinale: suoi valori elevati sono associati a un aumento del passaggio di antigeni attraverso l’epitelio, un fenomeno che può stimolare una risposta immunitaria anomala. Nelle persone geneticamente predisposte all’autoimmunità tiroidea, questo processo può diventare un fattore di innesco molto rilevante.

Purtroppo, la dieta occidentale è ormai povera di quei micronutrienti che servono alla tiroide per funzionare bene come selenio, zinco, iodio e ferro in forma biodisponibile, e un’alimentazione ricca di farine raffinate, zuccheri semplici e prodotti industriali tende a ridurre ulteriormente l’assorbimento di questi minerali, aggravando un terreno già molto fertile.

Anche il glutine merita una riflessione specifica perché, in presenza di permeabilità, può favorire una forte risposta immunitaria: questo accade perché alcune sequenze peptidiche del glutine somigliano a porzioni del tessuto tiroideo e questo può contribuire all’attivazione degli anticorpi anti-TPO.

Un’interessante ricerca, pubblicata sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism ha osservato una correlazione significativa tra livelli di anticorpi anti-TPO e markers di alterata permeabilità intestinale in soggetti con Hashimoto, sostenendo l’ipotesi del coinvolgimento della barriera intestinale nella risposta autoimmune.

Accanto agli alimenti che creano attivazione immunitaria, ci sono anche quelli che sempre più frequentemente mancano: fibre, polifenoli, vitamine, antiossidanti, acidi grassi Omega-3. La carenza di queste sostanze indebolisce la capacità del corpo di mantenere un bilancio redox stabile e, quando lo stress ossidativo aumenta, la tiroide (che è un organo naturalmente ricco di attività ossidativa) può diventare più vulnerabile, favorendo un’infiammazione cronica di basso grado.

Un altro aspetto positivo è che la diagnostica, negli ultimi anni, ha fatto un salto enorme e non si limita più a guardare solo TSH, FT4 e FT3 (che rimangono sempre analisi fondamentali, ma non bastano a descrivere cosa alimenta l’infiammazione); grazie ai test epigenetici, si può ora comprendere come lo stile di vita influenzi l’espressione dei geni coinvolti nella risposta autoimmune.

Parliamo di analisi che studiano aspetti come metilazione e pattern epigenetici che, in soggetti predisposti, permettono di capire se l’ambiente sta già spingendo l’organismo verso una direzione pro-infiammatoria.

Il bilancio redox, invece, valuta il rapporto tra molecole ossidanti e sistemi antiossidanti: un parametro estremamente utile per capire se la tiroide sta lavorando in un contesto favorevole o sotto pressione.

Infine, alcuni parametri intestinali, come composizione del microbiota, diversità batterica, presenza di ceppi protettivi, livelli di zonulina, calprotectina e butirrato, ci offrono una fotografia precisa dell’ambiente che dialoga costantemente con il sistema immunitario: in questi casi, una flora intestinale disbiotica, una barriera indebolita o un eccesso di metaboliti infiammatori possono essere indicatori precoci di un rischio autoimmune in forte crescita.

La prima strada verso un miglioramento della situazione passa dalla correzione dello stile alimentare: più fibre, più vegetali ricchi di polifenoli, più alimenti integrali, più Omega-3 e proteine di qualità, con al tempo stesso una riduzione graduale di zuccheri, farine raffinate, prodotti industriali e additivi, così da alleggerire il carico infiammatorio a livello sistemico e intestinale.

In molti casi, una supplementazione mirata (e solo su indicazione del proprio nutrizionista di fiducia) di nutrienti come selenio, zinco, vitamina D e Omega-3, ma anche di specifici ceppi batterici, può sostenere la tiroide e modulare la risposta immunitaria, soprattutto quando carenze o valori borderline sono confermati dagli esami.

Nel Metodo Colombo, ogni persona viene analizzata nel suo insieme, con analisi complete e specifiche che possono darci un quadro chiaro della situazione, così da poter agire con una vera e propria strategia personalizzata e costruita su misura per l’individuo, con l’obiettivo di ridurre il carico infiammatorio e restituire alla tiroide un ambiente favorevole, agendo sia sul sintomo sia sulle cause profonde.

Se sospetti una predisposizione familiare, hai valori di anti-TPO in crescita o se vuoi comprendere come il tuo stile di vita stia influenzando la tua risposta immunitaria, puoi prenotare un primo consulto nei miei studi a Lugano, Zurigo o Pontresina, oppure online: prenderne consapevolezza è il primo passo per intervenire con precisione e proteggere la tua salute negli anni a venire.

RICHIEDI UN COLLOQUIO PRELIMINARE
 
Iscriviti alla newsletter