09 Ott Cibi ultra-processati e problemi cardiaci dopo i 60 anni.
Dopo i sessant’anni il nostro cuore necessita più attenzione di quanta ne abbiamo riservata fino a quel momento, e il motivo riguarda anche ciò che troviamo ogni giorno nel carrello della spesa: biscotti, bibite zuccherate, piatti pronti, salumi confezionati, snack salati, cereali da colazione zuccherati, tutti alimenti ultra-processati, ricavati da ingredienti raffinati e additivi industriali, pensati per durare a lungo sugli scaffali e per risultare piacevoli al palato fin dal primo assaggio.
Il loro consumo è cresciuto in modo costante negli ultimi decenni, e oggi in molte famiglie rappresentano buona parte dell’alimentazione quotidiana, per questo comprendere che cosa comporti un’abitudine simile mantenuta per anni sul rischio cardiovascolare è una delle domande più concrete della nutrizione preventiva, e una recente ricerca britannica ci offre una risposta con numeri molto precisi.
I ricercatori hanno analizzato i dati di 7.138 partecipanti, con un’età mediana di 60 anni all’inizio dell’osservazione e privi di malattie cardiovascolari: in questo modo è stato possibile individuare tre traiettorie di consumo e osservare che cosa accadeva a chi manteneva un’assunzione elevata di ultra-processati dalla mezza età fino alla prima vecchiaia.
Nel corso di un follow-up mediano di 16 anni sono stati registrati 1.128 eventi cardiovascolari e 859 casi di cardiopatia coronarica; chi apparteneva al gruppo di maggiori consumatori mostrava un rischio più alto del 23% di malattia cardiovascolare e del 32% di cardiopatia coronarica rispetto a chi ne consumava meno, risultato che resisteva anche dopo aver considerato fattori socio-demografici, stile di vita, apporto calorico totale e qualità complessiva della dieta.
Resta da capire attraverso quali meccanismi un alimento industriale possa arrivare a incidere sulle arterie, e un secondo lavoro pubblicato quest’anno su BMC Medicine ha cercato di rispondere osservando i valori ematici: i ricercatori hanno identificato una firma metabolomica del consumo di ultra-processati, composta da 34 metaboliti, e una firma del consumo di alimenti minimamente trasformati, composta da 50 metaboliti.
La prima risultava correlata positivamente con molecole pro-infiammatorie e aterogene e inversamente con gli acidi grassi omega-3 e con le lipoproteine ad alta densità, quelle che chiamiamo colesterolo buono.
La seconda mostrava lo schema opposto: le due firme avevano associazioni contrarie con il rischio cardiovascolare e con il diabete di tipo 2, e spiegavano in parte il legame tra grado di trasformazione degli alimenti e malattia; i valori ematici di chi mangiava molti prodotti industriali portavano tracce di infiammazione, di particelle che favoriscono l’aterosclerosi e di una carenza di grassi protettivi, un quadro che aiuta a spiegare il legame con il rischio cardiovascolare.
Le indicazioni pratiche seguono quindi la logica di queste due ricerche: ridurre la quota di ultra-processati e aumentare quella di alimenti poco trasformati, che nel secondo studio disegnavano un profilo metabolico protettivo.
Iniziamo sempre dalla lettura delle etichette, diffidando dei prodotti con lunghe liste di ingredienti, zuccheri aggiunti, sciroppi, grassi idrogenati e additivi che in cucina non useremmo mai e, al posto di snack e merendine, scegliamo frutta fresca, frutta secca a guscio e yogurt naturale.
Al posto dei piatti pronti, optiamo per legumi, cereali integrali e verdure preparati in casa, anche in quantità maggiori da conservare in freezer per i giorni di fretta. Il pesce azzurro, ricco di omega-3, risponde direttamente alla carenza di grassi protettivi, mentre olio extravergine di oliva, frutti di bosco e verdure a foglia verde apportano polifenoli e antiossidanti utili alla salute dei vasi.
Le fibre di legumi, avena e verdure crucifere sostengono inoltre il microbiota intestinale e la produzione di acidi grassi a catena corta, alleati della salute metabolica e dell’equilibrio infiammatorio.
Nel Metodo Colombo il grado di trasformazione degli alimenti è un parametro che valutiamo con la stessa attenzione riservata ai macronutrienti, perché sappiamo quanto, dopo i 60 anni, ogni scelta quotidiana a tavola possa contribuire alla nostra salute.
Partiamo, poi, dalle abitudini reali di ciascuno e dal suo profilo infiammatorio e metabolico, per costruire un piano alimentare personalizzato che riduca gradualmente i prodotti industriali e li sostituisca con alternative semplici da gestire, gradevoli al palato e mantenibili nel tempo, sia in ottica preventiva sia per migliorare la qualità della vita.
Se avete superato i 60 anni e vi accorgete che una parte importante della vostra alimentazione arriva da confezioni e piatti pronti, oppure se desiderate capire a che punto si trova oggi il vostro profilo cardiovascolare e metabolico, potrebbe essere il momento giusto per fare il punto: vi aspetto per un primo consulto nei miei studi di Pontresina, Lugano e Zurigo oppure online.
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