Il lipedema: una patologia poco conosciuta ma molto insidiosa

Oggi voglio parlarvi di una condizione particolare, chiamata lipedema: ne avete mai sentito parlare? Scommetto che, per la maggior parte di voi, sarà una parola mai sentita prima… eppure, colpisce più persone di quante possiamo immaginare.

Questa patologia è conosciuta anche con altri nomi come:

  • lipodistrofia ipertrofica dolorosa,
  • lipoipertrofia simmetrica dolorosa delle estremità,
  • lipalgia,
  • sindrome del grasso doloroso,
  • sindrome di Allen e Hines

 

e, solo recentemente, è stata riconosciuta dall’OMS (addirittura solo nel 2018). Si tratta di una condizione che colpisce il tessuto adiposo sottocutaneo, il tessuto connettivo ed il sistema linfatico / vascolare.

Dato che è caratterizzata da un aumento progressivo del tessuto adiposo, può venire spesso confusa con obesità e cellulite ma, in questo caso, parliamo di un grasso estremamente doloroso di tipo fibrotico.

Le cause sono ancora oggetto di studio e solo recentemente si è potuto isolare il primo gene responsabile di questa condizione. Purtroppo, se trascurato, il lipedema può portare a severi quadri di ipomobilità con dolori molto forti che lo rendono anche causa di forte disagio psicologico.

Si è affetti da questa malattia sin dalla nascita ma i sintomi tipici (ad esempio l’edema che peggiora durante la giornata e che non si risolve né con il riposo né assumendo posizioni comode) insorgono in fasi specifiche della vita come la gravidanza o la menopausa.

Secondo recenti studi epidemiologici, sembrerebbe che addirittura l’11% della popolazione femminile ne sia affetto (spesso senza saperlo).

Ma esiste una soluzione a tutto questo?

Prima di tutto è fondamentale partire da una corretta diagnosi che dovrà essere di tipo differenziale, andando ad escludere obesità e cellulite di tipo sclerotico e dovrà prevedere una corretta anamnesi insieme al proprio nutrizionista di fiducia che, tramite la ricostruzione del quadro clinico del paziente, potrà capire se effettivamente si è davanti ad un caso di lipedema.

Una volta accertata la sua presenza, è fondamentale intervenire con un approccio multidisciplinare basato su una corretta alimentazione e su una corretta supplementazione di specifici micronutrienti, ma prima di vedere come, voglio fare una doverosa premessa: evitate tassativamente il fai da te, potreste peggiorare notevolmente le cose.

La dieta per il lipedema segue le indicazioni del protocollo RAD (Rare Adipose Disorders) ovvero delle linee guida elaborate dalla FDRS (Fat Disorder Resource Society), specifiche per questa problematica, e dovrà garantire una riduzione dello stato infiammatorio ed un mantenimento di un peso corporeo adeguato. Questo potrà avvenire mediante l’eliminazione di una serie di alimenti pro-infiammatori che dovranno essere sostituiti da cibi in grado di contrastare l’infiammazione.

Da evitare tutti gli alimenti industrializzati come zuccheri, dolcificanti artificiali, condimenti a base di salse e sciroppi e succhi di frutta confezionati: tutti cibi responsabili di forti aumenti dei livelli di glicemia ed insulina che possono favorire l’insorgenza di diabete di tipo 2 aumentando lo stato infiammatorio.

Allo stesso modo i farinacei raffinati, contenenti glutine, che possono accentuare gli stati infiammatori favorendo un quadro di disbiosi intestinale (che, a sua volta, può aggravare ulteriormente l’infiammazione favorendo l’insorgenza di patologie degenerative ed autoimmuni).

Ben vengano, invece, alimenti di origine vegetale ricchi di vitamine, sali minerali e fibre come frutta e verdura, ottimi i cereali integrali privi di glutine, gli pseudocereali ed i legumi, ricchi di proteine.

Non devono mancare anche gli acidi grassi essenziali come gli Omega-3 che possiamo trovare in olio extra vergine di oliva, avocado e semi di lino.

Una buona integrazione di probiotici e prebiotici, inoltre, può dimostrarsi un vero e proprio toccasana per prevenire l’aumento dello stato infiammatorio ed eventuali disbiosi a livello intestinale.

Queste sono indicazioni di massima ma, come anticipato poco fa, è sempre fondamentale affidarsi ad un nutrizionista esperto che possa analizzare il nostro specifico caso e guidarci verso il miglior percorso possibile, finalizzato a contenere i sintomi e migliorare la nostra condizione.

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