Un intestino senza fibra può iniziare a “mangiare” le nostre difese.

Nel nostro colon, esiste uno strato di muco che riveste le pareti, spesso solo pochi decimi di millimetro, ma che rappresenta una delle barriere difensive più importanti di cui disponiamo dato che separa fisicamente il trilione di batteri che popolano il nostro intestino dalle cellule epiteliali che rivestono la parete intestinale, impedendo che microrganismi e tossine entrino in contatto diretto con il nostro sistema immunitario.

Quando questo strato si assottiglia, si apre una porta che normalmente resta chiusa, e le conseguenze possono estendersi ben oltre l’intestino stesso. Uno dei fattori che compromette questa barriera in modo diretto e misurabile è, sorprendentemente, la carenza cronica di fibra alimentare, il tipo di alimentazione che caratterizza gran parte delle diete occidentali moderne.

Il meccanismo alla base di questo fenomeno è stato descritto in dettaglio da uno studio pubblicato su Cell, dove i ricercatori hanno osservato che, quando la fibra alimentare scarseggia, i batteri intestinali non solo smettono di fermentare, ma iniziano a nutrirsi dello strato di muco stesso, utilizzando le glicoproteine che il nostro organismo secerne proprio a scopo protettivo.

Il muco, infatti, è composto per una quota importante da glicani complessi, gli stessi zuccheri che alcuni batteri, in assenza di fibra dalla dieta, imparano a degradare come fonte alternativa di nutrimento, con il risultato di un’erosione progressiva della barriera mucosa che espone l’epitelio intestinale a un contatto molto più diretto con i patogeni, aumentando la suscettibilità a infezioni intestinali e favorendo l’attivazione di una risposta immunitaria cronica e disregolata.

In pratica, l’intestino affamato di fibra comincia letteralmente a consumare le proprie difese strutturali per sopravvivere.

Un secondo studio, questa volta condotto su soggetti umani in sovrappeso e obesi attraverso un trial randomizzato controllato, offre una prospettiva complementare e per certi versi più incoraggiante su questo stesso meccanismo.

I ricercatori hanno dimostrato che l’adozione di una dieta mediterranea, ricca proprio di quella fibra che manca nelle diete occidentali, aumenta in modo significativo l’abbondanza di Akkermansia muciniphila già nell’arco di otto settimane: questo batterio occupa una nicchia ecologica particolare all’interno del nostro intestino, visto che utilizza il muco come fonte di carbonio ed energia, ma a differenza dei batteri opportunisti descritti nello studio precedente, la sua attività stimola la produzione di nuovo muco da parte delle cellule intestinali, contribuendo a mantenere lo strato protettivo spesso e funzionale invece di eroderlo.

L’aumento di Akkermansia osservato in questo studio risultava inoltre associato in modo indipendente a un miglioramento dei parametri metabolici e a un’infiammazione sistemica più contenuta.

Questi due studi ci mostrano le due facce della stessa medaglia: la fibra alimentare oltre ad essere un elemento che favorisce il transito intestinale, è un fattore determinante che decide se il nostro microbiota lavora a favore o contro l’integrità della nostra barriera immunitaria più interna.

Tradurre questa scienza in scelte quotidiane concrete significa aumentare in modo sistematico e vario l’apporto di fibre fermentabili nella nostra alimentazione. Legumi come lenticchie, ceci e fagioli, cereali integrali come avena e orzo, verdure come topinambur, carciofi, porri e cipolle, insieme a frutta come mele e pere consumate con la buccia, rappresentano fonti eccellenti di fibre solubili e prebiotiche capaci di nutrire i batteri giusti senza spingerli verso la degradazione del muco.

I polifenoli contenuti in frutti di bosco, melagrana, tè verde e olio extravergine di oliva sostengono ulteriormente la crescita selettiva di Akkermansia muciniphila e di altri ceppi protettivi, mentre gli alimenti fermentati come kefir, yogurt, crauti e kimchi contribuiscono a mantenere una diversità microbica capace di competere con i batteri mucus-degrading.

Per quanto riguarda la supplementazione, alcuni probiotici a base di ceppi specifici, insieme al butirrato in forma microincapsulata, possono offrire un supporto mirato per rafforzare la barriera intestinale quando l’apporto di fibra alimentare, per motivi diversi, risulta insufficiente nel breve periodo, sempre calibrati sul profilo individuale della persona.

Nel Metodo Colombo la valutazione dell’apporto di fibra e dello stato del microbiota rappresenta un elemento centrale di ogni percorso nutrizionale, perché la ricerca più recente conferma con sempre maggiore precisione quanto questa barriera mucosa, spesso trascurata, protegga la nostra salute su più fronti contemporaneamente, dall’immunità intestinale fino all’infiammazione sistemica che si ripercuote su tutto l’organismo.

Se la vostra alimentazione quotidiana è povera di legumi, cereali integrali e verdure, o se convivete con sintomi intestinali ricorrenti che non riuscite a spiegare, potrebbe valere la pena verificare lo stato della vostra barriera intestinale prima che il problema si aggravi: a tal proposito vi aspetto per un primo consulto nei miei studi di Pontresina, Lugano e Zurigo oppure online. Potete riservare cliccando sul pulsante verde qui sotto.

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