Microbioma intestinale e Covid-19: esiste una correlazione?

Nei precedenti articoli, abbiamo parlato dell’importanza del microbioma intestinale per il nostro organismo e di come sia fondamentale una condizione di eubiosi per evitare l’insorgenza di varie patologie.

La ricerca scientifica, infatti, è sempre più orientata verso lo studio di questa “speciale” popolazione (costituita da circa 500 differenti specie) che vive all’interno del nostro intestino e che, se trascurata, da nostra alleata può diventare uno dei nostri peggiori nemici.

Come sappiamo, il microbioma intestinale è responsabile di numerose funzioni come:

  • modulazione del sistema immunitario,
  • sintesi di vitamine,
  • produzione di sostanze antimicrobiche ed antimicotiche,
  • potenziamento della barriera intestinale,
  • regolazione della motilità intestinale,
  • produzione di enzimi digestivi

ed una sua alterazione può causare problematiche che vanno da semplici fastidi come gonfiori, diarrea, stitichezza o dolori addominali, fino ad arrivare a patologie autoimmuni, psoriasi, diabete di tipo 2 o carcinoma.

Oggi più che mai, si sta rivelando un tema molto attuale dato che, con il passare dei giorni, si stanno diffondendo sempre più studi relativi alla pandemia tutt’ora in corso, nota come Sars-Cov-2 (Severe Acute Respiratory Syndrome Coronavirus) o, più semplicemente, Covid-19 che attestano come il target di questo virus non sia solo l’apparato respiratorio ma anche quello gastrointestinale, grazie all’asse intestino-polmone.

A dimostrazione di questo coinvolgimento, è emerso che il 40% circa dei pazienti presenta sintomi gastroenterici come diarrea, nausea, vomito e dolore addominale ma anche la presenza di RNA virale nelle feci.

Secondo una nuova review italiana, effettuata dal Policlinico A. Gemelli di Roma e pubblicata sul “Clinical Gastroenterology and Hepatology’s” sarebbe necessario considerare anche l’apparato gastrointestinale come sede di possibile infezione e trasmissione nella gestione dell’emergenza.

Il microbiota intestinale, infatti, è molto importante per lo sviluppo e la regolazione del sistema immunitario ed una sua disbiosi potrebbe aumentare le probabilità di contrarre l’infezione da Covid-19 o influenzarne un’eventuale gravità sintomatologica: questo perché recenti evidenze hanno dimostrato una connessione bidirezionale tra il microbioma polmonare ed il microbioma intestinale nell’asse intestino-polmoni.

Gli studi hanno avvalorato questa tesi con trapianti di microbioma intestinale che sono andati ad impattare anche sulla composizione batterica polmonare.

Nonostante non sia ancora possibile (dato il limitato tempo a disposizione degli studi scientifici) affermare con certezza l’implicazione dell’asse intestino-polmone nei casi di Sars-Cov-2, le linee guida suggeriscono l’uso di probiotici nei pazienti affetti da Covid-19 per salvaguardare l’equilibrio della flora batterica intestinale e contrastare il diffondersi dell’infezione.

Nei pazienti con sindrome respiratoria acuta, il decorso della patologia ha evidenziato una stretta correlazione con la composizione del microbiota intestinale: per questo è ragionevole supporre che un’alterazione della flora batterica intestinale possa influenzare anche la condizione polmonare e la risposta immunitaria

Ora più che mai, suggerisco di eseguire un importante screening di primo livello chiamato “analisi del microbioma intestinale”: un semplice esame, non invasivo, basato sulla coprocoltura che permette di avere una mappatura completa della flora batterica in modo da poter agire, in caso di disbiosi, con una cura preventiva a base di probiotici e prebiotici per ristabilirne il corretto equilibrio.

Questo test è particolarmente consigliato qualora siano riscontrate condizioni come:

  • cattiva digestione,
  • stitichezza,
  • diarrea,
  • meteorismo,
  • dolore addominale,
  • dolore al fianco destro,
  • presenza di micosi,
  • sintomi di colon irritabile,
  • disturbi del sonno,
  • disturbi dell’umore,
  • eccesso di nervosismo.

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