L’asse preventivo del futuro: intestino – cuore

Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha iniziato a documentare un legame tra due organi che, fino a poco tempo fa, sembravano appartenere a mondi diversi: intestino e cuore.

Oggi, infatti, sappiamo che il microbiota intestinale oltre ai suoi compiti di regolazione della digestione e dell’equilibrio metabolico, esercita un’influenza profonda anche sulla salute cardiovascolare, modulando parametri come colesterolo, pressione arteriosa e infiammazione sistemica: questo rappresenta una delle frontiere più affascinanti della medicina preventiva moderna.

L’intestino ospita miliardi di microrganismi che producono metaboliti capaci di influenzare organi e tessuti lontani, compreso il cuore: quando questa comunità batterica è in equilibrio, il corpo mantiene la sua capacità di autoregolazione e di difesa; quando invece si altera (condizione nota come disbiosi) può innescare processi infiammatori cronici e contribuire allo sviluppo di patologie cardiometaboliche.

Uno dei meccanismi più studiati in questo ambito riguarda il TMAO (trimetilammina-N-ossido), una molecola prodotta dal microbiota a partire da nutrienti come la colina e la L-carnitina, presenti soprattutto in carne rossa e prodotti di origine animale. Uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine ha evidenziato chiaramente come livelli elevati di TMAO nel sangue siano correlati a un aumento significativo del rischio di eventi cardiovascolari, come infarto e ictus. Il TMAO, infatti, contribuisce alla formazione delle placche aterosclerotiche e promuove uno stato infiammatorio cronico che danneggia l’endotelio, cioè il rivestimento interno dei vasi sanguigni.

Il microbiota influisce anche sulla risposta glicemica e sull’equilibrio lipidico, due fattori chiave nella prevenzione cardiovascolare: in condizioni di disbiosi, alcuni batteri riducono la produzione di acidi grassi a catena corta, come il butirrato, che svolge un ruolo fondamentale nel migliorare la sensibilità insulinica e nel ridurre la risposta infiammatoria sistemica. Uno studio apparso su Cell Metabolism ha dimostrato che una maggiore presenza di specie produttrici di butirrato è associata a un profilo metabolico più favorevole, con livelli di glicemia e colesterolo LDL più bassi: questo ci conferma quanto la salute intestinale possa incidere direttamente sull’efficienza cardiometabolica.

La cosa più interessante è che questi processi non sono irreversibili e, intervenendo in modo mirato sull’alimentazione e con una supplementazione specifica, è possibile ripristinare l’equilibrio del microbiota, andando a ridurre i fattori di rischio cardiovascolare.

Dal punto di vista nutrizionale, il primo passo è ridurre l’eccesso di carni rosse e di alimenti ultraprocessati, che favoriscono la produzione di TMAO, incrementando, al contrario, l’apporto di fibre, legumi e vegetali. Le fibre fermentabili, in particolare, rappresentano il nutrimento principale per i batteri benefici che producono butirrato e altri acidi grassi a catena corta, per questo inserire quotidianamente alimenti come avena, topinambur, carciofi e semi di lino contribuisce a migliorare la composizione del microbiota e, di conseguenza, la risposta infiammatoria e metabolica.

Un ruolo importante è svolto anche dai polifenoli, ovvero dei composti bioattivi presenti in frutti di bosco, tè verde, cacao e olio extravergine d’oliva, capaci di modulare positivamente la flora intestinale e di contrastare lo stress ossidativo, uno dei principali nemici del cuore. Alcuni studi hanno evidenziato che la loro assunzione regolare può contribuire a ridurre la pressione arteriosa e migliorare la funzionalità endoteliale, grazie a un effetto sinergico tra antiossidanti e metaboliti prodotti dai batteri intestinali.

In alcuni casi, può essere utile valutare anche una supplementazione mirata (sempre sotto indicazione del proprio nutrizionista di fiducia), di alcune specie batteriche come Lactobacillus plantarum, Bifidobacterium longum e Lactobacillus reuteri che si sono dimostrate efficaci nel migliorare il profilo lipidico e ridurre i marcatori infiammatori.

Allo stesso tempo, alcuni integratori a base di fibre solubili, come l’inulina o il glucomannano, possono favorire un miglior controllo glicemico e promuovere la crescita di specie batteriche benefiche. È importante, però, personalizzare ogni intervento, perché la risposta del microbiota varia in modo significativo da persona a persona.

Nel Metodo Colombo, la prevenzione cardiovascolare viene affrontata in modo integrato: si analizzano i profili infiammatori, la risposta glicemica, la qualità del sonno e i livelli di stress ossidativo, per delineare un quadro completo del funzionamento dell’organismo.

Ricordiamoci che il cuore non si ammala all’improvviso e la sua salute si costruisce nel tempo, con le azioni che mettiamo in atto ogni giorno.

Oggi la medicina ci offre strumenti straordinari per osservare l’organismo da vicino e capire ciò che accade al suo interno con una precisione mai avuta prima: sfruttarli ci permette di intervenire prima che la sintomatologia si manifesti, offrendoci un vantaggio significativo.

Se desideri scoprire come il tuo intestino sta influenzando la salute cardiovascolare e vuoi capire quali strategie possono aiutarti a prevenire squilibri futuri, puoi riservare un primo consulto nei miei studi di Lugano, Zurigo o Pontresina, oppure online: ti aspetto!

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