Ipercolesterolemia e alimentazione

Il colesterolo è una molecola organica appartenente alla classe dei lipidi e, più nel dettaglio, degli steroli. Riveste un ruolo particolarmente importante nella fisiologia degli animali e dell’uomo, dove ha una doppia origine: endogena (prodotto soprattutto dal fegato, dal surrene e dalle ghiandole sessuali) ed esogena (tramite apporto alimentare con alimenti di origine animale).

Il colesterolo “buono” ed il colesterolo “cattivo”

Secondo la Società Europea di Cardiologia, un livello patologico (ipercolesterolemia) ha una concentrazione totale di colesterolo nel sangue di 200 o più mg/dl o 5 mmol/L. Riguardo questo valore, però, occorre innanzitutto fare una distinzione tra la percentuale di colesterolo HDL e LDL.

  • l’HDL è considerato “buono”, ed è di un concentrato di lipoproteine che rimuove gli strati dello stesso colesterolo in eccesso dalle arterie trasportandolo fino al fegato, dove verrà eliminato, diminuendo così il rischio di infarto o di ictus;
  • l’LDL, invece è “cattivo” per l’organismo, dal momento che questo tipo di lipoproteina tende a depositarsi sulla superficie interna dei vasi sanguigni, formando delle placche che, a lungo andare, possono ostruire completamente le arterie, provocando danni alla circolazione.

 

Ipercolesterolemia: i sintomi e le cause

L’ipercolesterolemia è caratterizzata da una concentrazione di colesterolo nel sangue superiore al valore normale e può determinare una serie di spiacevoli complicazioni, tra le quali figurano anche l’infarto, l’ictus e la morte improvvisa.

Pensate che, secondo un’analisi dell’ANMCO (Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri), condotta nella vicina penisola, un italiano su tre soffre di ipercolesterolemia e nel 40% dei casi non ne è consapevole: numeri decisamente preoccupanti.

Si stima che negli ultimi 30 anni, i valori medi di colesterolemia siano aumentati del 5% sia negli uomini che nelle donne. In aggiunta, la prevalenza dell’ipercolesterolemia è passata dal 20 al 35% negli uomini e dal 24 al 37% nelle donne.

L’ipercolesterolemia ha diverse cause che possono essere di natura genetica o derivanti da uno stile di vita scorretto caratterizzato da sedentarietà, alimentazione ricca di acidi grassi saturi, acidi grassi idrogenati o di colesterolo.

Oltre ad effettuare, periodicamente, delle analisi ematiche, possiamo prestare attenzione ad alcuni campanelli di allarme tipici delle condizioni di ipercolesterolemia come:

  • senso di affaticamento fisico e mentale;
  • alitosi;
  • intorpidimento degli arti;
  • infiammazioni croniche;
  • mal di testa frequenti;
  • frequenti dolori al petto.

 

In presenza di uno, o più sintomi sopra riportati, è sempre consigliabile chiedere il parere al proprio nutrizionista di fiducia o al proprio medico curante affinché possano consigliarvi i dovuti approfondimenti del caso.

Ipercolesterolemia ed alimentazione: c’è una connessione?

L’alimentazione, come prevedibile, gioca un ruolo chiave in ogni forma di ipercolesterolemia al punto che la primaria terapia da seguire, in caso di valori oltre la norma, è proprio quella di correggere l’alimentazione andando ad eliminare determinate tipologie di alimenti (ad esempio grassi e proteine di origine animale) sostituendoli con cereali integrali, legumi e grassi buoni.

Anche lo stile di vita è importante: mantenersi attivi, praticare attività sportiva ed evitare il fumo costituiscono un plus importantissimo da non sottovalutare nella lotta a questa patologia.

Come deve essere l’alimentazione in caso di ipercolesterolemia?

Premesso che è sempre importante studiare il singolo caso con un’approfondita visita nutrizionale (ogni persona è un mondo a sé, pertanto, ogni piano alimentare dovrebbe essere sempre personalizzato sulla base delle reali esigenze della persona), andiamo a vedere alcune linee guida che possiamo mettere in atto:

  • aumentare l’assunzione di fibre: possiamo trovarle nei cereali integrali, nei legumi ed in alcuni vegetali;
  • aumentare l’apporto di antiossidanti (preziose molecole in grado di contrastare gli effetti dei radicali liberi): si possono trovare in frutta e verdura, in particolar modo in quelle di colore rosso, viola ed arancione;
  • limitare il consumo di grassi e proteine di origine animale;
  • limitare il consumo di insaccati e carni conservate / processate;
  • sostituire burro e margarina con olio extra vergine di oliva;
  • assicurarsi un corretto apporto di acidi grassi Omega-3 (si trovano nel pesce azzurro, negli avocado, nei semi oleosi ed in alcune tipologie di frutta secca);
  • utilizzare le spezie in sostituzione del sale per condire le varie pietanze.

Esistono, poi, una serie di linee guida da seguire anche per la cottura degli alimenti: da evitare le fritture e, in generale, tutte le cotture che possono andare a ridurre, danneggiare o eliminare, preziosi nutrienti. Al loro posto possiamo optare per cottura al vapore, vasocottura e bollitura.

In generale, queste linee guida non presentano controindicazioni, anzi, possono essere messe in atto da tutta la famiglia in ottica preventiva.

L’importante, in ogni caso, è assicurarsi un corretto apporto di macro e micronutrienti in modo da evitare qualsiasi tipologia di carenza: a tal proposito, non mi stancherò mai di dirlo, bisogna sempre evitare il fai da te e chiedere l’aiuto di un nutrizionista esperto.

Se credi di avere un’alimentazione errata, uno stile di vita malsano o ti ritrovi nella sintomatologia sopra riportata, puoi prenotare un primo consulto con me in Studio, oppure online, cliccando su questo link.


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