Il microbiota intestinale può influenzare anche la resistenza antivirale!

Ottime notizie dal fronte della ricerca scientifica: è di questi giorni la scoperta di una nuova implicazione del microbiota intestinale sulla salute del nostro organismo.

È ormai ampiamente dimostrato come la flora batterica sia tutt’altro che passiva, contribuendo notevolmente al corretto funzionamento del nostro corpo, svolgendo compiti come:

  • Scudo contro organismi patogeni.
  • Aiuto alla digestione ed all’assorbimento di nutrienti.
  • Sintesi di vitamine ed amminoacidi essenziali.
  • Produzione di sostanze che regolano risposte immunitarie e metaboliche.

Di recente, inoltre, è stata dimostrata anche una correlazione tra la condizione di disbiosi intestinale e l’aumentata probabilità di contrarre infezione da Coronavirus grazie all’esistenza di una connessione bidirezionale tra microbioma polmonare e microbioma intestinale nell’asse intestino-polmoni.

Grazie ad una nuova ricerca della Harvard Medical School di Boston, pubblicata sulla rivista “Cell”, sappiamo che il microbiota intestinale potrebbe influenzare la resistenza antivirale dell’ospite: nello specifico, il phylum bacteroidetes, attraverso la via di segnalazione TLR4-TRIF, sostiene la resistenza ad un’eventuale infezione.

I ricercatori hanno ipotizzato l’intervento di recettori di risposta immunitaria (PRR) la cui attività è risultata strettamente dipendente dall’attività batterica.

Questa nuova scoperta è importantissima perché conoscere i meccanismi di regolazione della risposta immunitaria permetterà un miglior controllo dello sviluppo e del decorso delle infezioni finalizzato alla messa a punto di nuovi, e più efficaci, approcci terapeutici.

Resta evidente quanto sia importante, sia in ottica preventiva che curativa, tenere sotto controllo la composizione della flora batterica per assicurarci che il nostro organismo possa svolgere, al meglio, tutte le sue funzioni.

Eventuali condizioni di disbiosi, infatti, possono portare, oltre a condizioni di meteorismo, stipsi e diarrea, anche a patologie più gravi come comparsa di malattie autoimmuni e degenerative, oltre ad un indebolimento del sistema immunitario.

Controllarne la composizione è veramente semplice: si può fare un test del microbiota intestinale, un esame basato sulla coprocoltura che, in modo assolutamente non invasivo, permette di avere la mappatura completa della flora batterica e di rilevare l’eventuale presenza di funghi, parassiti e batteri patogeni.

Questo esame, inoltre, è molto importante per conoscere lo stato di infiammazione ed il grado di permeabilità intestinale: due importantissimi indicatori che possono far accendere dei campanelli di allarme, permettendo di intervenire sul nascere prima che si sviluppino i problemi.

Una volta ricevuti i risultati dal laboratorio (di solito nell’arco di qualche giorno), è possibile andare ad agire sull’alimentazione oltre che su una specifica supplementazione di probiotici e prebiotici.

Data la non invasività dell’esame, è possibile ripeterlo a distanza di tempo per valutare i progressi terapeutici; consiglio sempre, in ogni caso, di inserirlo periodicamente come attività di screening preventivo.

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