08 Mag Il collegamento tra ciò che mangiamo e quanto velocemente invecchiamo
Dentro ogni nostra cellula esistono dei piccoli organelli chiamati mitocondri, ovvero delle centrali energetiche che producono l’energia di cui abbiamo bisogno per vivere.
Quello che la ricerca sta scoprendo negli ultimi anni è che questi mitocondri, in realtà, fanno molto di più: producono delle microproteine che agiscono come veri e propri messaggeri molecolari, capaci di proteggere il cuore, il cervello e i vasi sanguigni dall’invecchiamento e dalle malattie degenerative.
Due di queste microproteine stanno emergendo con forza nella letteratura scientifica: Humanin, identificata per la prima volta nel 2003 e da allora associata a miglioramento della sensibilità insulinica, protezione cardiovascolare e preservazione delle funzioni cognitive, e SHMOOSE, scoperta più di recente e legata in modo diretto alla salute del cervello.
La domanda che i ricercatori scientifici si stanno ponendo ora è come quello che mangiamo ogni giorno possa influenzare la quantità di queste microproteine che i nostri mitocondri producono, e la risposta è letteralmente sorprendente.
Uno studio pubblicato su Frontiers in Nutrition nel 2026, condotto in collaborazione tra la USC Leonard Davis School of Gerontology e la Sapienza Università di Roma, ha analizzato i livelli circolanti di Humanin e SHMOOSE in un gruppo di adulti, scoprendo che chi seguiva con maggiore aderenza una dieta mediterranea presentava concentrazioni significativamente più elevate di entrambe le microproteine nel sangue.
L’olio extravergine di oliva, il pesce e i legumi sono risultati i fattori alimentari più fortemente associati a livelli più alti di Humanin, mentre l’olio extravergine e la riduzione dei carboidrati raffinati come pane, pasta e panificati bianchi si sono rivelati determinanti per i livelli di SHMOOSE: in pratica, quello che portiamo in tavola ogni giorno sta programmando direttamente la capacità dei nostri mitocondri di produrre le molecole che ci proteggono dall’invecchiamento, e una dieta ricca di alimenti integrali, legumi e verdura fresca, nonché povera di prodotti raffinati, sembra attivare queste vie protettive in modo tangibile.
Il ruolo di queste due microproteine merita un approfondimento perché tocca due delle preoccupazioni maggiori per chi ha superato i cinquant’anni: humanin agisce inibendo Nox2, un enzima responsabile della produzione di specie reattive dell’ossigeno a livello vascolare, riducendo così lo stress ossidativo cardiovascolare che è alla base dell’aterosclerosi e del danno endoteliale.
SHMOOSE, invece, opera a livello del sistema nervoso centrale: uno studio pubblicato su Molecular Psychiatry nel 2022, eseguito dal gruppo di ricercatori di Pinchas Cohen alla USC ha dimostrato che una mutazione nel gene che codifica SHMOOSE, presente in circa il 25% della popolazione di origine europea, è associata a un aumento del rischio di Alzheimer compreso addirittura tra il 20 e il 50%.
La forma normale della microproteina, invece, protegge i neuroni dalla tossicità dell’amiloide beta, la proteina che si accumula nel cervello dei pazienti con Alzheimer, modificando il metabolismo energetico nel sistema nervoso centrale e sostenendo la funzionalità mitocondriale dei neuroni: da questo possiamo facilmente capire come avere livelli adeguati di SHMOOSE circolante possa quindi rappresentare un fattore protettivo concreto contro il declino cognitivo.
Sul piano alimentare, i dati ci indicano chiaramente la direzione da prendere: una dieta di base mediterranea, costruita attorno all’olio extravergine di oliva come fonte lipidica principale, al pesce azzurro (ricco di acidi grassi Omega-3 ad azione cardioprotettiva), ai legumi, alla frutta e alla verdura fresca, con una riduzione significativa delle farine raffinate, degli zuccheri e di tutti gli alimenti processati, crea le condizioni affinché i nostri mitocondri producano più Humanin e più SHMOOSE.
I polifenoli dell’olio extravergine, in particolare l’oleocantale e l’oleuropeina, sembrano giocare un ruolo specifico nella modulazione della funzione mitocondriale, così come gli acidi grassi Omega-3 del pesce azzurro e i flavonoidi presenti nei frutti di bosco e nel tè verde.
Per quanto riguarda la supplementazione, il supporto mitocondriale può passare da coenzima Q10, PQQ (pirrolochinolina chinone) e acetil-L-carnitina, tutti composti che la letteratura associa a un miglioramento della funzione mitocondriale e che vanno sempre personalizzati sulla base del profilo individuale e delle analisi specifiche di ogni cliente.
Nel Metodo Colombo lavoriamo su tutti questi aspetti come parte integrante di ogni percorso, perché sappiamo quanto ogni micro dettaglio, se ben curato, possa fare una grande differenza a lungo termine, influenzando il nostro invecchiamento e il nostro stato di salute.
Attraverso le analisi dei marcatori infiammatori, il profilo dello stress ossidativo e la valutazione dello stato nutrizionale, costruiamo per ogni cliente un percorso alimentare e integrativo che punta a ottimizzare ogni aspetto, lavorando su una delle radici più profonde dell’invecchiamento e della prevenzione delle malattie degenerative.
Se volete capire come sta funzionando il vostro organismo a livello cellulare e costruire un percorso di prevenzione a lungo termine realmente personalizzato, vi aspetto nei miei studi di Pontresina, Lugano e Zurigo oppure online: riservare un appuntamento è semplicissimo, vi basta cliccare sul pulsante verde qui sotto.