12 Dic MASLD: una nuova condizione che richiede molta attenzione
Il fegato grasso è una delle condizioni più frequenti riscontrate durante controlli di routine: spesso emerge senza sintomi evidenti, con esami solo lievemente alterati o addirittura nei limiti e, proprio per questa apparente normalità viene sottovalutato. In realtà, la presenza di grasso nel fegato segnala un cambiamento profondo nella gestione metabolica dell’organismo, che precede di anni lo sviluppo di patologie più strutturate.
Negli ultimi anni, la ricerca ha chiarito che la steatosi epatica rientra in un quadro più ampio di disfunzione metabolica, al punto di rinominarla MASLD, acronimo di malattia epatica steatosica, una in cui il fegato diventa uno degli organi bersaglio di uno squilibrio energetico cronico, trovandosi a gestire un carico di zuccheri, grassi e insulina che supera la sua capacità di compenso.
Dal punto di vista fisiologico, il fegato regola l’equilibrio tra accumulo e utilizzo dell’energia: quando l’apporto calorico supera in modo costante il consumo reale, e quando la sensibilità insulinica si riduce, una parte dell’energia in eccesso viene convertita in trigliceridi e depositata a livello epatico; un processo che può svilupparsi anche in assenza di obesità, soprattutto quando il grasso tende a localizzarsi a livello viscerale.
Numerosi studi hanno mostrato che la steatosi epatica è associata a un aumento significativo del rischio di diabete di tipo 2: ad esempio, una meta-analisi pubblicata su Diabetes Care ha evidenziato come le persone con fegato grasso presentino una probabilità nettamente maggiore di sviluppare alterazioni glicemiche nel tempo; questo ci spiega come la steatosi possa rappresentare l’inizio di un percorso metabolico disfunzionale, spesso ancora reversibile.
Nella pratica clinica, il fegato grasso si accompagna frequentemente a segnali considerati comuni con il passare degli anni: aumento del girovita, difficoltà nel controllo del peso, stanchezza dopo i pasti, fame serale, trigliceridi elevati e livelli glicemici molto alti, tutti elementi che, se osservati nel loro insieme, delineano un quadro coerente di ridotta flessibilità metabolica.
Anche la distribuzione dell’alimentazione nell’arco della giornata ha un ruolo rilevante: pasti irregolari, concentrazione calorica in pochi momenti settimanali, consumo abituale di zuccheri, abuso di bevande alcoliche e porzioni troppo abbondanti contribuiscono ad aumentare il carico epatico, di conseguenza il fegato risponde cercando di adattarsi, fino quando va oltre le sue possibilità ed inizia ad accumulare il tutto.
La risposta terapeutica, soprattutto nelle fasi iniziali, è molto efficace, specialmente se l’intervento è strutturato e sostenibile per la persona; l’obiettivo è sempre ridurre il surplus energetico e migliorare la qualità della risposta insulinica, con un’alimentazione in grado di garantire sazietà a lungo termine, stabilità glicemica e preservazione della massa muscolare, così da creare le condizioni affinché il fegato possa progressivamente ridurre il contenuto di grasso.
Un apporto proteico adeguato favorisce il controllo dell’appetito e sostiene la massa magra, elemento centrale nella regolazione metabolica. Allo stesso modo, optare per cereali integrali e legumi, permette una gestione più stabile della glicemia e un migliore controllo dell’appetito, oltre a favorire anche il benessere intestinale. Ridurre zuccheri semplici, bevande zuccherate e alcol, rappresenta uno degli interventi più efficaci sul carico epatico e anche la qualità dei grassi alimentari contribuisce ulteriormente al controllo dell’infiammazione e del profilo lipidico.
Il peso corporeo resta un fattore determinante; pensate che, uno studio pubblicato su Gastroenterology, ha mostrato come una perdita di peso graduale e mantenuta nel tempo sia associata a una riduzione significativa della steatoepatite e, in molti casi, a un miglioramento della fibrosi epatica: questo evidenzia ulteriormente la capacità del fegato di recuperare quando il contesto metabolico diventa favorevole.
La supplementazione, sotto stretta indicazione del proprio nutrizionista di fiducia, può affiancare il percorso nutrizionale in modo mirato con Omega-3, vitamina D, vitamina E e altri composti ad azione antinfiammatoria, ma la loro efficacia dipende dall’inserimento in una strategia coerente e personalizzata.
Nel Metodo Colombo, la MASLD viene interpretata come un segnale centrale di squilibrio sistemico, per questo si va sempre ad approfondire con analisi complete che includono la storia clinica, la distribuzione del grasso corporeo, le abitudini alimentari, la qualità del sonno, i livelli di stress e i principali parametri metabolici, in modo da poter intervenire per ristabilire una fisiologia efficiente e sostenibile, monitorando nel tempo i cambiamenti clinici e strumentali.
Affrontare questa condizione nelle sue fasi iniziali ci permette di intervenire con maggiore efficacia e minore invasività: se questa condizione è emersa nei tuoi esami o se riconosci alcuni dei segnali descritti, potrebbe essere utile iniziare un percorso nutrizionale mirato con me in Studio (ricevo in Svizzera, a Lugano, Pontresina e Zurigo), oppure online.
Prenotare un consulto è il primo passo per iniziare a prenderti cura di te.