Infiammazione e invecchiamento biologico: una nuova frontiera di prevenzione

Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha messo sempre più in evidenza un dato eloquente, ovvero come l’infiammazione cronica di basso grado rappresenti uno dei principali acceleratori dell’invecchiamento biologico, un processo profondo che coinvolge metabolismo, sistema cardiovascolare, cervello e perfino la capacità del nostro corpo di difendersi dalle malattie.

L’invecchiamento biologico non coincide necessariamente con l’età anagrafica: due persone della stessa età possono infatti avere un livello di salute cellulare completamente diverso, e questo dipende in gran parte dai meccanismi infiammatori interni. Possiamo avere cinquant’anni e un corpo che ne dimostra quaranta, oppure sessanta e una biologia che ne segnala settanta. La differenza la fanno i processi interni, in particolar modo quelli legati all’infiammazione cronica e al metabolismo cellulare, per questo individuarli per tempo significa avere la possibilità di rallentare l’invecchiamento, guadagnando anni di salute e lucidità mentale.

Quando parliamo di infiammazione, siamo spesso portati a pensare a un dolore articolare o a una reazione cutanea, ma esiste un’infiammazione cronica di basso grado (e molto più insidiosa) che non dà sintomi evidenti, ma va a logorare lentamente i nostri tessuti cellulari.

Questo stato, se protratto nel tempo, accelera l’invecchiamento cellulare, danneggia le arterie, compromette l’equilibrio ormonale e può aumentare il rischio di malattie degenerative.

Segnali come stanchezza persistente, sonno leggero, difficoltà digestive o aumento di grasso viscerale sono degli importanti campanelli d’allarme, ma per avere conferme precise servono marcatori biologici.

Uno studio pubblicato su Nature Medicine, ha dimostrato che livelli elevati di proteina C-reattiva ultrasensibile (hs-CRP, uno dei principali marcatori di infiammazione), sono strettamente correlati a una maggiore incidenza di malattie cardiovascolari e a un’accelerazione del processo di invecchiamento biologico: per questo dovremmo misurare periodicamente questi valori, anche quando ci sentiamo in salute, in modo da poter intervenire in ottica preventiva alla minima variazione.

Parallelamente, la ricerca sta evidenziando come alcuni parametri metabolici siano in grado di predire meglio della semplice età anagrafica il nostro stato di salute: marcatori come l’omocisteina, la zonulina o la calprotectina fecale forniscono informazioni preziose sul grado di infiammazione sistemica e sulla funzionalità della barriera intestinale.

Un altro interessante studio, condiviso su The Journals of Gerontology, ha mostrato che livelli elevati di omocisteina oltre ad aumentare il rischio cardiovascolare, possono accelerare la perdita di funzioni cognitive, collegando direttamente il metabolismo all’invecchiamento e facendoci capire come il monitoraggio di alcuni parametri specifici possa condurci a strategie preventive altamente efficaci.

Se l’infiammazione cronica rappresenta un acceleratore dell’invecchiamento biologico, la nutrizione gioca un ruolo centrale per contenerla: una dieta ricca di frutta e verdura fresche e di stagione, fibre, spezie ad azione antinfiammatoria come curcuma e zenzero, pesce azzurro (ottima fonte di Omega-3) e grassi buoni provenienti da olio extravergine di oliva, noci e semi oleosi, contribuisce a modulare i processi infiammatori.

Inoltre, l’aggiunta di nutrienti ricchi di antiossidanti come polifenoli, vitamina C ed E, resveratrolo e flavonoidi aiuta a neutralizzare i radicali liberi, proteggendo la struttura del DNA e mantenendo le cellule più resilienti.

In alcune situazioni, soprattutto dopo i 50 anni, può essere utile introdurre anche una supplementazione mirata su indicazione del proprio nutrizionista: Omega-3, magnesio per il controllo dello stress e della pressione e NAC (N-acetilcisteina) per supportare la produzione di glutatione, uno dei più potenti antiossidanti endogeni. Ricordiamoci sempre di evitare il fai da te, in quanto ciò che funziona per una persona potrebbe non essere altrettanto efficace per un’altra.

Del resto, l’organismo ha una storia diversa e di conseguenza bisogni specifici: per questo il Metodo Colombo dà la massima importanza a una corretta valutazione iniziale di ogni singolo cliente, sempre basata sui risultati delle analisi dei marcatori più sensibili (dallo stato infiammatorio al profilo ormonale, dal microbiota intestinale fino ai parametri di stress e sonno).

Analizzando tutti questi dati è possibile costruire una strategia realmente efficace e capace di incidere sulle cause profonde di ogni squilibrio, con l’obiettivo di permettere a ogni sistema di tornare a lavorare in armonia.

Metodo Colombo, poi, porta con sé due vantaggi decisivi: risultati più rapidi e, soprattutto, più duraturi, anche perché quando il metabolismo e le cellule ritrovano il loro giusto equilibrio, i benefici si riflettono su energia, peso, lucidità mentale e qualità della pelle, poiché tutto è interconnesso.

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