Dieta Low Fodmap e intestino irritabile: quando si applica?

Se hai sofferto, o soffri periodicamente, di diarrea dopo i pasti, stipsi, gonfiore addominale, meteorismo ma anche cefalea e disturbi del sonno, è molto probabile che si tratti di intestino irritabile, un fastidioso disturbo che colpisce sempre più persone.

Ad oggi, si stima che l’intestino irritabile colpisca oltre il 10% della popolazione, indistintamente adulti, uomini e donne di qualsiasi età.

Il suo andamento è ciclico ed alterna momenti di miglioramento, in cui si crede di essere ormai usciti da questa condizione, a spiacevoli fasi di riacutizzazione che, spesso, coincidono anche con eventi stressanti dal punto di vista psico-fisico.

In questo caso è assolutamente necessaria una visita dal proprio nutrizionista di fiducia per effettuare analisi ed approfondimenti ed escludere altre cause: per questo, è consigliabile eseguire un’analisi sulla composizione del microbioma intestinale in modo da accertare la presenza di eventuali stati disbiotici e permeabilità intestinale.

Questo ha un duplice vantaggio: ci permette di intervenire velocemente per ripristinare una condizione di eubiosi facendo rientrare tutta la sintomatologia e ci permette di prevenire malattie autoimmuni e degenerative (anche gravi) che possono insorgere tramite permeabilità intestinale.

Una volta appurato il tutto, sarà possibile preparare una dieta specifica da abbinare ad una supplementazione di probiotici e prebiotici.

In questo caso, è consigliabile optare per la dieta Low FODMAP, un protocollo alimentare messo a punto dalla Monash University in Australia, che permette di risolvere i disturbi nel 75% dei casi.

FODMAP è l’acronimo di:

  • F – Fermentabile: la fermentazione è un processo di trasformazione degli alimenti che può provocare sensazioni di gonfiore, flatulenza ed addome teso. Alcune tipologie di zuccheri possono accentuare questi sintomi.
  • O – Oligosaggaridi: comprendono fruttani e galattoligosaccaridi, due molecole che non sono digeribili per noi esseri umani e che finiscono nel colon dove vengono fermentate dai batteri.
  • D – Disaccaridi: chi soffre di questo disturbo, spesso ha anche una carenza dell’enzima lattasi, quello che permette la digestione del lattosio.
  • M – Monosaccaridi: sappiamo che una persona su tre ha difficoltà ad assorbire il fruttosio e si sente spesso gonfia dopo aver mangiato frutta fresca (che contiene fruttosio).
  • A – (AND)
  • P – Polioli: zuccheri come sorbitolo, mannitolo, xilitolo a cui è stato aggiunto, chimicamente, un gruppo idrossile che li rende inassorbibili e difficoltosi da digerire per il nostro intestino. Vengono spesso utilizzati per sostituire lo zucchero, in quanto più dolcificanti e meno calorici.

 

Tutti questi composti sono scarsamente assorbibili e notevolmente fermentabili nel nostro intestino, andando a generare un’eccessiva produzione di gas e secrezione di acqua che determinano gonfiore, dolore addominale e diarrea.

La dieta Low FODMAP prevede, quindi, l’eliminazione di tutti questi gruppi di alimenti per un periodo di 3-6 settimane per poi reintrodurre, gradualmente e gruppo per gruppo, gli alimenti precedentemente rimossi.

In questo periodo è importante tenere un diario alimentare quotidiano in modo da avere traccia della sintomatologia intestinale.

Le tre fasi possono essere gestite così:

  • prima fase: 3/6 settimane di riduzione dei cibi FODMAP,
  • seconda fase: di durata variabile, che prevede la progressiva reintroduzione degli alimenti FODMAP verificando la ricomparsa dei sintomi,
  • terza fase: in base ai risultati della seconda, dove viene elaborato un nuovo regime alimentare di mantenimento.

 

La lista degli alimenti da escludere è lunga e comprende:

  • cereali contenenti glutine,
  • legumi (fagioli, lenticchie, piselli, ecc),
  • alcune tipologie di vegetali (ad esempio cipolle, aglio, funghi, cavolfiori, carciofi, ecc),
  • alcune tipologie di frutta (ad esempio mele, pere, prugne, albicocche, ecc),
  • latticini contenenti lattosio (latte vaccino, yogurt, formaggi freschi).

 

Vista la particolarità di questo regime alimentare, è assolutamente sconsigliato il fai da te perché si corre il rischio concreto di incorrere in carenze nutrizionali nonché di peggiorare ulteriormente una condizione già delicata di suo.

Questa dieta permette di migliorare notevolmente la qualità della vita nelle persone che soffrono di intestino irritabile, una condizione che, se trascurata, può diventare invalidante ed essere grossa fonte di stress per chi ne soffre, alimentando così un circolo vizioso (lo stress fa aumentare ulteriormente la sintomatologia e via di seguito).

Seppur non finalizzata alla perdita di peso, spesso permette di ottenere il duplice vantaggio di migliorare la qualità della vita e di perdere anche qualche chiletto di troppo che non fa mai male.

Se soffri di intestino irritabile e vuoi migliorare la qualità della tua vita, contattami qui per un primo consulto in Studio: ti posso garantire che, insieme, miglioreremo notevolmente questo problema.

 


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