Vivere bene, non solo a lungo: la rivoluzione dell’healthspan

Quando pensiamo alla longevità, l’immagine che ci viene in mente è spesso quella di raggiungere un’età venerabile, magari spegnendo cento candeline circondati dai nostri amati nipoti. Questa visione romantica nasconde una realtà che chi lavora nel campo della medicina preventiva conosce bene: aggiungere anni alla vita ha però senso solo se quegli anni conservano qualità, autosufficienza e lucidità mentale, altrimenti rischiamo di allungare semplicemente un periodo di fragilità e dipendenza, quello che in medicina viene chiamato “periodo di morbilità”.

Il dibattito scientifico si è spostato proprio su questo punto cruciale e il termine che oggi domina la ricerca sull’invecchiamento è “healthspan”, ovvero la durata della vita in salute.

Mentre il lifespan misura semplicemente quanti anni viviamo, l’healthspan quantifica quanti di quegli anni trascorriamo in condizioni di piena funzionalità fisica e cognitiva, senza patologie croniche invalidanti, capaci di mantenere le relazioni sociali e gli interessi che danno significato alla nostra esistenza.

Viviamo più a lungo rispetto a cinquant’anni fa, ma gran parte di questo tempo aggiuntivo viene speso in condizioni di salute precaria, tra malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2 e deterioramento cognitivo, condizioni che si manifestano attorno ai sessant’anni e accompagnano molte persone per i successivi venti o trent’anni.

Esiste però una categoria affascinante di individui che sembrano sfuggire a questa regola: i cosiddetti “super agers“, persone che mantengono capacità cognitive e fisiche paragonabili a quelle di soggetti di vent’anni più giovani.

Uno studio condotto presso la Stanford School of Medicine e pubblicato su Nature Aging nel 2024 ha rivelato un dettaglio sorprendente: il corpo umano invecchia attraverso due momenti di rapido cambiamento, piuttosto che con un declino graduale e costante. Il primo avviene intorno ai quarantaquattro anni, coinvolge principalmente il metabolismo di alcol, grassi e caffeina, oltre alla gestione delle malattie cardiovascolari. Il secondo, invece, si verifica attorno ai sessanta, interessando il metabolismo dei carboidrati e la regolazione immunitaria.

Comprendere questi due momenti critici, ci permette di intervenire preventivamente con strategie nutrizionali mirate, invece di trovarsi impreparati di fronte a cambiamenti metabolici già consolidati.

I super agers condividono alcune caratteristiche comuni, come il seguire schemi alimentari semplici e coerenti: cibi poco processati, prevalenza di alimenti vegetali, grassi di buona qualità, del resto la costanza batte sempre l’intensità quando parliamo di salute a lungo termine. Tutti i super agers, poi, mantengono una vita sociale attiva, elemento cruciale visto che l’isolamento sociale è riconosciuto come un fattore di rischio per declino cognitivo e mortalità, comparabile al fumo di sigaretta.

Fortunatamente, abbiamo dei biomarcatori dell’invecchiamento che, oggi, siamo in grado di misurare attraverso specifiche analisi: ad esempio, la variabilità della frequenza cardiaca riflette la capacità del sistema nervoso di adattarsi agli stress, l’infiammazione sistemica, misurata attraverso marker come la proteina C-reattiva ultrasensibile, predice il rischio cardiovascolare meglio del colesterolo totale, la sensibilità insulinica determina come il corpo gestisce l’energia e la forza muscolare, misurata attraverso test semplici come la velocità del cammino, predice la mortalità nei prossimi dieci anni con precisione sorprendente.

Un’altra recentissima ricerca, ha messo in evidenza due protagonisti nutrizionali della longevità in salute: gli acidi grassi omega-3 e i polifenoli. I primi sono in grado di ridurre l’infiammazione sistemica migliorando la fluidità delle membrane cellulari, incluse quelle neuronali, mentre i polifenoli (molecole vegetali presenti in frutti di bosco, tè, cacao e frutta colorata), agiscono sui meccanismi della giovinezza cellulare e una loro assunzione quotidiana di almeno cinquecento milligrammi è associata a un miglior funzionamento del sistema immunitario e a una maggiore elasticità dei tessuti.

Nel Metodo Colombo, uno dei pilastri cardine è proprio spostare il focus dalla quantità, alla qualità, costruendo un contesto metabolico favorevole attraverso strategie nutrizionali e di supplementazione in grado di ridurre l’infiammazione cronica, migliorare la sensibilità insulinica e preservare la massa muscolare.

La supplementazione trova spazio quando l’alimentazione fatica a colmare eventuali gap nutrizionali emersi dalle analisi: ad esempio, un’integrazione di magnesio può supportare la produzione energetica e la qualità del sonno, la vitamina D può modulare l’immunità e la salute ossea e gli omega-3 in forma concentrata permettono di raggiungere dosaggi corretti in chi non riesce ad assumerli tramite la sola dieta.

Comprimere la morbilità significa ridurre al minimo gli anni vissuti in condizioni di fragilità e dipendenza, arrivando a un’età avanzata con la stessa lucidità mentale, la stessa capacità di movimento, la stessa autonomia che si aveva a sessanta.

Questo obiettivo è oggi raggiungibile, se iniziamo sin da subito a occuparcene: la scienza lo dimostra attraverso i super agers e attraverso interventi nutrizionali mirati, ma questo richiede una visione di lungo periodo e la capacità di investire oggi in scelte che daranno frutti tra dieci o vent’anni, oltre ad una guida professionale che sappia interpretare i segnali del corpo, personalizzare le strategie e adattare il percorso alle risposte individuali.

Se la prospettiva di un invecchiamento di qualità vi stimola, potete contattarmi per un primo appuntamento in Studio (ricevo a Lugano, Pontresina e Zurigo). Insieme valuteremo il vostro punto di partenza attraverso i vari biomarcatori e costruiremo un percorso nutrizionale che rispetta la vostra fisiologia, i vostri ritmi quotidiani, i vostri obiettivi di salute.

La longevità in salute si costruisce un pasto alla volta, una scelta alla volta: il momento migliore per iniziare era vent’anni fa. Il secondo momento migliore è adesso. Vi aspetto!

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