Infezione da Helicobacter pylori: cosa è? Come si cura?

L’infezione da Helicobacter pylori è la causa più frequente di gastrite ed ulcera peptica: si tratta di un’infezione molto comune, le cui possibilità di contrarla aumentano con l’avanzamento dell’età.

H.P. è un batterio GRAM-negativo in grado di colonizzare la mucosa dello stomaco, una condizione infiammatoria che può portare a patologie come gastrite, dispepsia non ulcerosa, ulcera peptica o, addirittura, cancro allo stomaco.

Ha una grande capacità di sopravvivenza nell’ambiente gastrico e si stima che possa aver colpito circa metà della popolazione mondiale. Il problema più grosso è che, spesso, questa infezione rimane asintomatica e può persistere per lungo tempo, fino a causare patologie ben più severe.

La sua trasmissione avviene per via oro-orale e per via oro-fecale, sia in modo diretto (persona – persona, ad esempio con un bacio o con un contatto ravvicinato) che tramite veicoli intermedi (ad esempio l’ingestione di acque contaminate o alimenti manipolati in ambienti scarsamente igienici / non idonei).

Il perdurare dell’infezione può portare ad infiammazione intensa e causare sintomi come bruciori gastrici, nausea, vomito, diarrea, reflusso gastroesofageo, dolori nella parte superiore dell’addome, indigestione e calo ponderale.

Ad oggi, si considera questo batterio come una delle principali cause di tumore allo stomaco.

L’Helicobacter, però, non colpisce solo lo stomaco ma, secondo recenti studi scientifici, causerebbe anche anemia, malassorbimento di vitamina B12, vitamina A, vitamina C ed acido folico.

I ricercatori suppongono che il principale meccanismo patogenico, correlato al malassorbimento, sia la modificazione del pH intragastrico indotta dalla presenza del batterio.

La diagnosi di Helicobacter pylori avviene, principalmente, tramite analisi ematiche (alla ricerca di anticorpi anti-HP), breath test o tampone fecale: tutte metodologie non invasive, facili e ripetibili nel corso del tempo per vedere l’avanzamento della cura e l’effettiva risoluzione del problema.

In caso di diagnosi positiva, è raccomandabile effettuare un esame ematico per controllare i valori di ferro, vitamina b12 ed acido folico, in modo da sopperire, tramite integrazione di specifici micronutrienti, ad eventuali carenze ad esso dovute.

Il suo trattamento avviene sia per via farmacologica (con antibiotici ed inibitori della pompa protonica) che dietetica (l’alimentazione gioca un ruolo importantissimo, dato che livelli elevati di colesterolo generano resistenza agli antibiotici, con il rischio di rendere vana la terapia).

Elevato apporto di sale e scarso apporto di frutta e verdura possono favorire lo sviluppo del batterio: per questo, insieme ad un professionista della nutrizione, è necessario valutare l’esclusione di alcune tipologie di alimenti come insaccati, cibi fritti, alcolici, bevande gasate, caffè e the, basando la dieta su un regime alimentare antinfiammatorio.

È preferibile optare per metodi di cottura leggeri (ad esempio al vapore).

Da rivedere anche le quantità di cibo ingerito: un eccesso porta ad una superproduzione di succhi gastrici e favorisce il reflusso acido, mentre il digiuno porta al non assorbimento, da parte del cibo, degli acidi prodotti dallo stomaco.

 


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