Soffri di colesterolo alto? Potrebbe essere la tiroide.

Spesso, quando si parla di ipercolesterolemia, si è subito portati a pensare ad un problema relativo alla dieta, ma non sempre è così.

Esistono dei casi, anche in persone con uno stile di vita salutare, in cui la colpa potrebbe essere imputata ad una tiroide troppo pigra.

L’ipercolesterolemia è una condizione patologica che si verifica quando il valore del colesterolo totale (un grasso presente nel sangue) è troppo alto. I suoi livelli andrebbero misurati periodicamente (tramite esami ematici) per valutare la salute del sistema circolatorio e correre ai ripari in caso di valori fuori dai range consigliati: per questo è consigliabile rivolgersi ad un professionista della salute per effettuare un check-up preventivo, anche perché il colesterolo in eccesso, se si ossida, tende a depositarsi nei vasi sanguigni, ispessendone le pareti e, con il passare del tempo, potrebbe evolvere nella formazione di vere e proprie placche che impedirebbero il regolare flusso sanguigno, costituendo un fattore di rischio ischemico.

Ma qual è la correlazione tra tiroide e colesterolo alto?

Quando il nostro organismo necessita di energia, prova a rifornirsi dal glucosio presente nel sangue; quando la richiesta di energia è particolarmente elevata (ad esempio durante un’attività fisica aerobica), l’organismo va a bruciare i grassi immagazzinati nel tessuto adiposo (trigliceridi), riducendo la quantità di colesterolo cattivo (LDL) ed aumentando quella di colesterolo buono (HDL).

Quando la tiroide non funziona correttamente (i suoi ormoni controllano e regolano l’assetto lipidico e delle lipoproteine plasmatiche), viene utilizzata meno energia del necessario e si possono manifestare casi di ipercolesterolemia, marcato aumento delle LDL (low density lipoproteins) e ridotto consumo di ossigeno cardiaco con possibilità di insorgenza di ipertensione diastolica.

Ipotiroidismo e colesterolo sono anche associati perché, quando la funzionalità tiroidea diminuisce, si abbassa anche l’attività di un enzima molto importante per la sintesi del colesterolo.

Cosa bisogna fare in caso di ipotiroidismo?

Se si sospetta un malfunzionamento della tiroide, è opportuno controllarne i valori ormonali tramite esami ematici, per poi provvedere con un adeguamento della dieta, un eventuale terapia a base di specifici micronutrienti o, in casi più particolari, una terapia farmacologica. Se il malfunzionamento tiroideo fosse dovuto a determinate patologie, sarà necessario individuarle e curarle.

In ogni caso, è consigliabile tenersi sempre in forma mediante un corretto esercizio fisico (una delle migliori terapie per tenere a bada il colesterolo).

Cosa è utile mangiare in questi casi?

Esiste un legame tra ipotiroidismo e dieta, in particolare quando la sua ridotta funzionalità è dovuta ad un apporto insufficiente di sostanze atte a sintetizzare gli ormoni tiroidei.

Iodio, zinco e selenio sono, infatti, dei toccasana per la nostra tiroide.

Lo iodio è un minerale essenziale per la produzione degli ormoni tiroidei pertanto un suo deficit può portare ad insorgenza di problemi. La sua carenza è molto comune (si stima che colpisca circa un terzo della popolazione mondiale). È possibile trovarlo in frutti di mare, pesce, uova e sale iodato. La supplementazione di iodio deve essere evitata in caso di tiroidite autoimmune (morbo di Hashimoto).

Il selenio, oltre a contenere antiossidanti, aiuta l’attivazione degli ormoni tiroidei e protegge la ghiandola dai danni dei radicali liberi. Lo possiamo trovare in noci, uova, legumi, spinaci ed alcune tipologie di pesce.

Lo zinco, come il selenio, aiuta l’attivazione degli ormoni tiroidei e, secondo recenti ricerche scientifiche, può aiutare a regolare il TSH.

Particolare attenzione va posta ai grassi saturi (presenti in alimenti di origine animale come latticini e carne rossa) e soprattutto ai grassi trans (presenti in vari prodotti da forno, margarina, cibi fritti) che andrebbero limitati per riportare nella norma i valori del colesterolo.

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