Fibromialgia: come migliorare le condizioni di vita e diminuire il dolore?

La fibromialgia è una patologia reumatica che colpisce più frequentemente le donne in età adulta ed è caratterizzata da dolori muscolari diffusi, abbinati ad affaticamento, rigidità,  disordini gastrointestinali, problemi di insonnia, di memoria ed alterazioni dell’umore.

Le cause esatte dell’insorgenza non sono note ma si ritiene possano essere un insieme di fattori (genetici, infettivi, ormonali, fisici, psicologici) a portare alla comparsa dei suoi sintomi.

Una delle cause più studiate è l’alterazione dei neurotrasmettitori (in particolar modo la serotonina: un neuro trasmettitore che risiede principalmente nell’intestino (cellule enterocromaffini) ed è deputato alla regolazione della motilità e delle secrezioni intestinali): questo spiega anche la ragione per cui, importanti stress psicofisici, si ripercuotono sulla motilità intestinale.

Si tratta di una malattia non degenerativa o fatale ma particolarmente invalidante dal punto di vista fisico e psicologico perché il dolore è persistente e debilitante. Ad oggi, non esiste una cura risolutiva ma si lavora al contenimento dei sintomi per migliorare la qualità della vita del paziente.

Quali sono i sintomi della fibromialgia?

Il sintomo comune nella fibromialgia è un dolore sordo e costante, generalmente proveniente dai muscoli di varie sedi corporee, sempre a distribuzione simmetrica: un dolore che si acuisce alla pressione su specifici punti del corpo, detti “tender points”.

La diagnosi prevede la persistenza del dolore per almeno 3 mesi, abbinata alla positività di almeno 11 tender points su 18. Occorre, però, accertarsi che questo dolore non derivi da altre patologie pertanto è bene effettuare degli esami ematici completi atti a valutare il quadro autoimmune.

Come si cura la fibromialgia?

Il trattamento della fibromialgia prevede sia la terapia farmacologica che il cambiamento dello stile di vita del paziente, tutto mirato alla riduzione dei sintomi ed al miglioramento delle condizioni di vita del paziente.

La cura farmacologica prevede l’utilizzo di miorilassanti ed analgesici mentre l’approccio al cambiamento dello stile di vita prevede un’educazione del paziente affinché eviti comportamenti errati, sia in campo dietetico che abitudinario; vediamo quali indicazioni possono essere utili per migliorare la qualità di vita in caso di fibromialgia:

  • ridurre lo stress: occorrerebbe evitare o limitare sforzi eccessivi, attività gravose e stress emotivi poiché sono tutte condizioni che aumentano la rigidità muscolare e, di conseguenza, il dolore,
  • mantenere uno stile di vita sano: ridurre il consumo di zuccheri ed alimenti raffinati, limitare il consumo di carne rossa a favore di altre fonti proteiche come i legumi, aumentare il consumo di frutta e verdura fresche di stagione per un corretto apporto di sali minerali e vitamine,
  • ridurre i cibi ricchi di acido arachidonico: carne rossa, insaccati e tuorlo d’uovo
  • limitare il consumo di determinati alimenti come caffè e tè,
  • evitare il consumo di bevande alcoliche.

Come deve essere la dieta in caso di fibromialgia?

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Rheumatology, una dieta priva di glutine comporta una significativa riduzione dei dolori abbinata ad un miglioramento della qualità della vita.

La dieta, pertanto, dovrà essere principalmente antinfiammatoria e basata su alimenti in grado di tenere sotto controllo eventuali disturbi gastrointestinali.

Recenti studi sugli squilibri del microbioma intestinale indicano un forte legame tra il microbioma stesso e malattie reumatiche o meccanismi infiammatori, per questo è consigliabile effettuare test specifici sull’intestino finalizzati alla verifica della composizione del microbioma intestinale al fine di scegliere una corretta alimentazione ed una corretta supplementazione di specifici micronutrienti (5-idrossitriptofano, melatonina, L-carnitina, coenzima Q10, EPA, vitamine del gruppo B, vitamina D3 e magnesio) sulla base delle reali esigenze del paziente.


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