Integrazione di probiotici e prebiotici nel trattamento dell’intestino irritabile

Come abbiamo già avuto modo di vedere nei precedenti articoli, l’intestino irritabile è un disordine funzionale dell’apparato gastrointestinale ad andamento cronico con fasi di miglioramento alternate a fasi di riacutizzazione.

Il sintomo più caratteristico di questo disturbo è il dolore addominale che può manifestarsi in diverse modalità, abbinato a condizioni di stipsi, diarrea, tenesmo, alterazione delle feci, presenza di muco negli escrementi, nausea e vomito.

In presenza di questa sintomatologia è opportuno rivolgersi ad uno specialista per una corretta diagnosi ed un giusto approccio terapeutico.

Secondo recenti studi scientifici, la supplementazione di probiotici e prebiotici sarebbe in grado di migliorare i sintomi legati alla condizione di intestino irritabile riducendo gas intestinali e gonfiori e permettendo, così, di ritrovare la regolarità intestinale.

I probiotici sono microorganismi vivi (il nome deriva dal greco pro-bios che significa a favore della vita) che esercitano un effetto positivo sulla salute dell’intestino e consentono un equilibrio della flora batterica.

Permettono, inoltre, di migliorare la digestione, ridurre i gonfiori e le infiammazioni dell’intestino e rafforzare le difese immunitarie.

I prebiotici, invece, non sono organismi vivi ma sono il nutrimento dei probiotici ed il loro compito è quello di aiutare la sopravvivenza delle colonie presenti nel nostro intestino.

La maggior parte delle ricerche evidenzia il bifidobacterium 3564 come quello più efficiente nella cura dell’intestino irritabile dato che ne riduce, in modo significativo, i sintomi.

Un importante ricerca, pubblicata su “Gastroenterology” ha dimostrato come il Bifidobacterium infantis sia in grado di migliorare il “Composite Licktert score”,  un’espressione numerica della sintomatologia del colon irritabile, dal gonfiore, al dolore, alle turbe dell’alvo.

Il Bifidobacterium, rispetto al Lactobacillus salivarius e al placebo, mostrava un’efficacia significativamente maggiore per tutto il periodo di trattamento.

L’effetto che i lattobacilli e i bifidobatteri hanno sulla motilità intestinale è di tipo regolatorio: rilassano, infatti, il colon prossimale, ma sono anche in grado di stimolarne l’attività mioelettrica che, a sua volta, sembra contribuire all’eliminazione dell’iper proliferazione batterica.

L’integrazione di probiotici e prebiotici è quindi utile per:

  • migliorare la funzione della barriera intestinale, con l’esclusione dei germi patogeni,
  • ridurre la permeabilità, aumentando la produzione di mucina,
  • diminuire la motilità del colon senza alterare la forma delle feci: risultano pertanto utili nella diarree post-antibiotici e nel bambino,
  • modulare il dolore intestinale,
  • combattere il meteorismo.

L’alimentazione è uno dei principali fattori in grado di modulare la struttura e la funzione del microbioma intestinale: alcuni nutrienti (ad esempio i glicani, i chinoni ed i flavonoidi) interagiscono direttamente con la flora batterica promuovendo o inibendo la crescita: per questo il microbioma risponde a cambiamenti nell’alimentazione e all’assunzione di probiotici e prebiotici (soluzione da tempo proposta come approccio per combattere i disturbi associati ad un’alterazione della composizione del microbiota come l’intestino irritabile).

Attraverso un’analisi della composizione del microbioma (effettuato su base colturale) è possibile conoscere la composizione e le eventuali disbiosi intestinali in modo da poter agire con una specifica integrazione di probiotici e prebiotici e ripristinare la corretta eubiosi.


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